














Barbara Angiolini - All rights reserved

ᅳ ESPRESSIONI FOTOGRAFICHE ᅳ

I viaggi sono i viaggiatori.
E quello che si vede non è quello si vede, ma quello che si è.
(Fernando Pessoa)
Diario di un viaggio alla ricerca delle tracce di Fernando Pessoa









NON EVOLVO, VIAGGIO
Fernando António Nogueira de Seabra Pessoa nasce a Lisbona nel 1888 in una famiglia della media borghesia. La personalità enigmatica e la potente combinazione di genio poetico e metafisica nei suoi versi, hanno affascinato un'ampia varietà di lettori sia in Portogallo che all'estero. La sua originale produzione poetico-letteraria ha riguardato sia opere pubblicate a suo nome sia attraverso una serie di eteronimi, personaggi e poeti con i propri singoli dettagli biografici, personalità e stili di scrittura esistenti naturalmente nella sua mente e che hanno rivoluzionato la poetica portoghese moderna. Gli eteronimi sembrano essere stati in parte uno scherzo ma avevano uno scopo ben preciso: permettere a Pessoa di prendere le distanze da quello che scriveva essendo un uomo estremamente riservato. La sua poesia è una meditazione costante sul significato della vita e varietà di emozioni umane. Nonostante la natura intima e profonda di gran parte della sua produzione, nulla di tutto ciò rappresenta quello che pensava davvero, nemmeno le poesie scritte sotto il suo nome. Il suo ruolo di poeta è paragonato a quello del drammaturgo che crea personaggi che non rappresentano necessariamente i propri pensieri o sentimenti.
Il 29 novembre 1935 Fernando António Nogueira Pessoa lascia la sua casa a Campo de Ourique verso l'ospedale francese di Lisbona con dolori addominali acuti. Da lì scrive a matita e in inglese le sue ultime parole: I know not what tomorrow will bring. Il giorno dopo, 30 novembre alle venti e trenta, Pessoa muore a soli 47 anni. Nel suo appartamento in Rua Coelho da Rocha lascia in un baule di legno progetti per il futuro, sogni e circa 30.000 documenti tra manoscritti e testi misti (non ancora tutti pubblicati) che si sarebbero rilevati una delle eredità letterarie più proficue ed enigmatiche di sempre.

E al tavolo della mia stanza assurda, ordinaria, impiegato e anonimo, scrivo parole come la salvezza dell’anima e mi indoro del tramonto impossibile di monti alti vasti e lontani, della mia statua ricevuta per mezzo di piaceri, e dell’anello di rinuncia al mio dito evangelico, gioiello fisso del mio disprezzo estatico.

Il viaggio inizia idealmente con l'approdo sul Molo delle Colonne: Cais das Colunas come entrata immaginaria nella città. La sensazione immediata è quella di entrare di colpo in un sogno che diventa più reale del reale, uno stato allucinatorio, come narra Antonio Tabucchi nel suo Requiem.

«Pensai: quel tizio non arriva più. E poi pensai: mica posso chiamarlo "tizio", è un grande poeta, forse il più grande del ventesimo secolo, è morto ormai da tanti anni, devo trattarlo con rispetto, meglio, con tutto il rispetto. Ma intanto cominciavo a sentire fastidio, il sole dardeggiava, il sole di fine luglio, e pensai ancora: sono in ferie, stavo tanto bene là ad Azeitão, nella casa di campagna dei miei amici, chi me l'ha fatto fare di accettare questo incontro qui sul molo?, tutto questo è assurdo. E adocchiai ai miei piedi la mia ombra, e anche lei mi parve assurda e incongrua, non aveva senso, era un'ombra corta, appiattita dal sole di mezzogiorno, e fu allora che ricordai: lui aveva fissato per le dodici, ma forse aveva voluto dire le dodici di notte, visto che i fantasmi appaiono a mezzanotte.»



Il quartiere Baixa nasce dopo il terribile terremoto del 1755 che distrusse gran parte della città. In un uffico al secondo piano di Rua da Assunçao n.42, Pessoa incontrò Ofelia Queiroz, grande amore della sua vita, probabilmente rimasto platonico, cui dedicò versi e lettere. Nella stretta Rua dos Douradores lavora, invece, il protagonista del Diario dell'inquietudine - Bernardo Soares - che percorreva malinconicamente questa strada ogni giorno, in direzione Praça do Comércio.
«Se fossi un altro, penso, questo sarebbe per me un giorno felice, dato che lo sentirei senza pensarvi. Concluderei con euforia anticipata il mio lavoro normale – quello che per me è monotonamente anormale tutti i giorni. D’accordo con gli amici, prenderei l’automobile per andarcene a Benefica. Ceneremmo, in mezzo agli orti, a tramonto inoltrato. L’allegria che avremmo sarebbe parte del paesaggio e sarebbe riconosciuta da tutti quelli che ci vedessero, come caratteristica del posto.
Siccome, però, sono io, provo un po’ di piacere per quel poco che mi è concesso a immaginarmi questo altro. Sì, subito dopo lui-io, sotto un pergolato o un albero, mangerà il doppio di quello che di norma mangio, berrà il doppio di quello che oso bere, riderà il doppio di quello che posso immaginare di ridere. Subito dopo lui, ora io. Sì, per un momento sono stato l’altro; ho visto, vissuto – in un altro – quell’allegria umile e umana di esistere come un animale in maniche di camicia. Grande giorno, questo, che mi ha fatto sognare così! È tutto azzurro e sublime in alto, come il mio sogno effimero di essere garzone di bottega in salute in chissà quale tempo libero a fine giornata.»
PRAÇA DO COMÉRCIO
Arrivo nella piazza più grande di Lisbona, un tempo Terreiro do Paço così come ancora viene comunemente chiamata; è la piazza che dagli inglesi è conosciuta come Piazza del Cavallo Nero e si tratta di una delle piazze più vaste del mondo. Occupa uno spazio enorme, perfettamente quadrato, bordato su tre lati da edifici di stile uniforme dagli ampi archi di pietra. Qui si trovavano la maggior parte degli uffici governativi che regolavano le attività delle frontiere e del porto. Il quarto lato della piazza, a sud, è formato dallo stesso Tago, assai ampio da questa parte e sempre pieno di imbarcazioni. Il Terreiro do Paço è uno dei punti dai quali ci si imbarca per attraversare il fiume: sul lato destro, dalla parte del fiume, si trova la stazione della linea ferroviaria Sud.




Al centro di Praça do Comércio sorge la statua equestre di bronzo del Re José I, splendida scultura di Joaquim Machado de Castro alta quattordici metri, fusa in Portogallo in un unico pezzo nel 1774. Il piedistallo è adorno di magnifiche scene raffiguranti la ricostruzione di Lisbona dopo il grande terremoto del 1755. C'è un personaggio che cavalca un cavallo che calpesta il nemico sotto i suoi zoccoli, un altro con la palma della Vittoria. Un altro gruppo rappresenta la Fama. Oltre a ciò, vi si possono vedere l'Emblema Reale e il ritratto del Marchese di Pombal, così come pure un'allegoria che raffigura la Generosità Reale che ricostruisce Lisbona dalle sue rovine. Alte grate, sorrette da colonne, circondano il monumento, cui conducono gradini di marmo.



Sulla parte nord della piazza, di fronte al fiume, si trovano tre strade parallele; quella di mezzo è arricchita da un magnifico arco trionfale di grandi dimensioni, senza dubbio uno dei più grandi d'Europa. E' datato 1873, ma fu disegnato da Verissimo José da Costa e la sua costruzione iniziò nel 1755. Il gruppo allegorico che incorona l'arco, scolpito da Calmels, impersona la Gloria che incorona il Genio e il Valore; le figure sdraiate, che rappresentano il fiume Tago e il Douro, così come anche le statue di Nunzio Alvares, Viriato, Pombal e Vasco de Gama, sono opera dello scultore Victor Bastos.

Praça do Comércio - Arco trionfale
Praça do Comércio - Arco trionfale


Il gruppo allegorico dell'Arco trionfale
Il gruppo allegorico dell'Arco trionfale

Il gruppo allegorico dell'Arco trionfale, particolare
Il gruppo allegorico dell'Arco trionfale, particolare



José Saramago (Azinhaga, 1922 - Tías, 2010), oltre a essere lo scrittore lusitano più noto in Italia, ha il merito incontestabile, grazie al Nobel conferitogli nel 1998, di aver contribuito non poco a riaccendere i riflettori sulla letteratura portoghese. Anche se non è del tutto vero che la sua produzione di scrittore sia da considerare interamente a valle della Rivoluzione dei Garofani, è tuttavia evidente che la sua affermazione narrativa si è alimentata nel quadro del rinnovato clima politico del paese e ha potuto dispiegarsi grazie alla ritrovata democrazia istituzionale.
Nell’Anno della morte di Ricardo Reis (O Ano da Morte de Ricardo Reis, 1984) il dialogo tra vivi e morti è la diretta emanazione del rapporto mitologico tra il protagonista, celebre eteronimo di Fernando Pessoa, con il suo alter ego autoriale già defunto, destinato a ricondurre due biografie apparentemente sfasate, nella logica confluenza di un comune destino sepolcrale, mentre, sullo sfondo, si realizzano i foschi prodromi del regime salazarista. (Testo di Alberto Natale)


« La notte è calda, la notte è lunga, la notte è magnifica per ascoltare storie, disse l'uomo che venne a sedermisi di fianco sul muro del piedistallo della statua di Don José. Era davvero una notte magnifica... La città era come ferma, la gente doveva essere rimasta alle spiagge e sarebbe tornata più tardi, il Terreiro do Paço era solitario, un traghetto fischiò prima di partire, le uniche luci che si vedevano sul Tago erano le sue, tutto era immobile come in un incantamento...Questa è una notte ideale per ascoltare storie, per raccontarle anche, non vuole ascoltare una storia? E perché dovrei ascoltare una storia?, dissi io, non ne vedo la ragione...»


Sotto l'arco nord-est della piazza è situato il famoso ristorante Martinho da Arcada la cui storia è indelebilmente associata alle arti e alla letteratura portoghese essendo stato frequentato da importanti politici, scrittori e intellettuali tra cui Fernando Pessoa. All'interno del locale si trova ancora intatto il suo tavolo permanentemente riservato: è qui che il 30 novembre 1935 avrebbe preso l'ultimo caffè con Almada Negreiros, tre giorni prima della sua morte.

«Ma intanto è calata la sera, la piazza si affaccia sull'acqua e i traghetti illuminati che attraversano il Tago invitano alla malinconia. C'è aria di saudade. Meglio evitarla.»
Per capire cos'è la saudade, niente di meglio che provarla direttamente. Il momento migliore è ovviamente il tramonto, che è l'ora canonica della saudade. Lì, da soli, guardando questo panorama davanti a voi forse vi prenderà una sorta di struggimento. La vostra immaginazione, facendo uno sgambetto al tempo, vi farà pensare che una volta tornati a casa e alle vostre abitudini vi prenderà la nostalgia di un momento privilegiato della vostra vita in cui eravate in una bellissima e solitaria viuzza di Lisbona a guardare un panorama struggente. Ecco, il gioco è fatto: state avendo nostalgia del momento che state vivendo in questo momento. E' una nostalgia al futuro. Avete sperimentato di persona la saudade. (Antonio Tabucchi)

« Da parte mia non ho avuto convinzioni. Ho avuto sempre impressioni. Non potrei mai odiare un luogo, dove abbia visto un tramonto scandaloso. »

«Attraversa questo paesaggio il mio sogno di un porto infinito e il colore dei fiori è trasparente di vele di grandi velieri che salpano dal molo trascinando nelle acque come ombra le sagome al sole di quegli alberi antichi...»


«Sii indifferente. Ama il tramonto e l’aurora, perché non c’è tornaconto, neppure per te, nell’amarli. Vesti il tuo corpo dell’oro del meriggio morto, come un re deposto in un mattino di rose, con il maggio nelle nuvole bianche e il sorriso delle vergini nelle erme ville di campagna. La tua ansia muoia fra i mirti, il tuo tedio svanisca fra i tamarindi e il rumore dell’acqua accompagni tutto questo come un imbrunire in prossimità di rive, e porti il fiume, senza altro senso che quello di scorrere, eterno, verso maree lontane. Il resto è la vita che ci lascia, la fiamma che muore nel nostro sguardo, la porpora consunta prima che la vestiamo, la luna che veglia il nostro abbandono, le stelle che stendono il loro silenzio sull’ora del nostro disinganno. Assidua, l’angoscia sterile e amica che ci stringe al petto con amore.»

ORIZZONTE
Oh mare anteriore a noi, le tue paure
avevano corallo, spiagge e selve.
Ma sbendate la notte e la foschia,
passate le tempeste e il mistero,
si apriva in fiore il Lungi, e il Sud sidereo
splendeva sulle navi dell'iniziazione.
Linea severa di lontana costa:
s'erge il pendio quando la nave accosta
d'alberi dove il Lungi nulla aveva;
da presso, s'apre la terra in colori e suoni:
e allo sbarco ci sono uccelli, fiori,
dov'era solo, da lungi, una astratta linea.
Sogno è vedere le forme invisibili
da imprecisa distanza e, con sensibili
moti della speranza e volontà,
cercare nella fredda linea d'orizzonte
albero, spiaggia, fiore, uccello, fonte:
i meritati baci della Verità.

Dalla Praça do Comércio si prosegue verso il centro della città attraverso le tre strade che si dipartono verso Nord: Rua do Ouro sulla sinistra, Rua Augusta nel mezzo, Rua da Prata sulla destra.

Rua da Prata
Rua da Prata




Rua do Ouro
Rua do Ouro

Rua Augusta
Rua Augusta
Che cos'è il misticismo portoghese?
Piove? Fa freddo? Fa caldo? Che importa?
Se la sfida è alla fine del mondo, tra le nevi delle montagne, sulle acque o in mezzo alle fiamme dell'inferno;
sia via terra, via mare o per via aerea, eccoli qui, i portoghesi.
Loro che hanno la forza dei pastori di montagna o l'anima dei vecchi marinai;
loro che lì resisteranno, resistendo sempre, fino al passare del tempo
e rimangono con l'eterna umiltà dei coraggiosi e con l'orgoglio tranquillo dei vincitori.
Questo è il misticismo portoghese.

Casa Portuguesa do Pastel de Bacalhau
Casa Portuguesa do Pastel de Bacalhau







Mare salato, quanto del tuo sale
son lacrime del Portogallo!
Per solcarti, quante madri han pianto!
quanti figli invano hanno pregato!
Quante giovani rimaste da sposare
perchè tu fossi nostro, o mare!
Valse la pena? Tutto vale la pena
se l'anima non è meschina.
Chi vuole passare oltre il Bojador
deve anche passare oltre il dolore.
Dio al mare pericolo e abisso ha dato,
Ma è in esso che il cielo ha rispecchiato.




«Niente si sa, tutto si immagina. Circondati di rose, ama, bevi, e taci. Il resto è niente»




ELEVADOR DA SANTA JUSTA
Quasi al termine superiore di Rua do Ouro, sul lato sinistro c'è l'ascensore di Santa Justa, così chiamato perché la strada traversale nella quale è costruito si chiama Rua da Santa Justa. E' uno dei "belvedere" di Lisbona e suscita sempre grande ammirazione. Lo si deve a un ingegnere francese, Raoul Mesnier, al quale si debbono anche altri interessanti progetti. L'ascensore, dotato di due eleganti cabine in legno, è completamente costruito in ferro battuto ed è estremamente caratteristico, piacevole e sicuro. Esso sale a Largo do Carmo, dove si trovano le rovine della chiesa del Carmo, ora Museo Archeologico. Alla cima, lassù dove si arresta la corsa delle cabine, si ha un magnifico panorama di tutta la città e del fiume.



ROSSIO - PRAÇA DOM PEDRO IV
Da Santa Justa si giunge alla Praça Dom Pedro IV, popolarmente nota come Rossio. Questa zona rappresenta il vero centro di Lisbona. E' costituita da un vasto spazio quadrangolare bordato su tutti i lati, eccetto quello nord, da edifici di stile Pombal. Nel mezzo della piazza sorge la statua di Dom Pedro IV. Questo monumento, datato 1870, con i suoi oltre ventisette metri è uno dei più alti di Lisbona. Comprende un basamento in pietra, un piedistallo di marmo, una colonna di marmo bianco e una statua in bronzo. La parte inferiore contiene quattro figure allegoriche che rappresentano la Giustizia, la Forza, la Prudenza e la Temperanza, così come pure gli stemmi di sedici delle maggiori città portoghesi. A nord e a sud del monumento si trovano due vasche con fontane di bronzo circondate da aiuole. Nella parte nord della piazza sorge il Teatro Nacional Almeida Garrett ora chiamato Teatro Nacional Dona Maria II risalente al 1846 e che è dovuto all'architetto italiano Fortunato Lodi. Il grande traffico di questo quartiere è dovuto agli innumerevoli negozi, alberghi, caffè e linee di tram che vi transitano.

Monumento a Dom Pedro IV
Monumento a Dom Pedro IV





Teatro Nacional Dona Maria II
Teatro Nacional Dona Maria II



ROSSIO - LA STAZIONE
La stazione centrale di Lisbona si trova nel cuore della città bassa, accanto al Teatro Dona Maria che delimita la piazza del Rossio: insieme alle stazioni del Cais do Sodré e di Santa Apolonia, affacciate sul Tago, forma il triangolo dei pendolari. Il bellissimo edificio si contraddistingue per la sua facciata in stile manuelino con delle grandi porte finestre a ferro di cavallo e un orologio elettrico collegato a quelli interni. Fu disegnato dall'architetto José Luìs Monteiro, i lavori iniziarono nel 1887 e furono ultimati tre anni dopo; l'inaugurazione si tenne l'11 giugno del 1890.


Tra i tanti originali negozi del Rossio, vale la pena fare un salto nel Fantastico Mondo delle Sardine portoghesi in scatola!



PRAÇA DA FIGUEIRA
A due passi dal Rossio si colloca la brulicante Praça da Figueira circondata da edifici in stile Pombal. Sorge sul luogo occupato dall'Hospital de Todos-os-Santos prima del terremoto del 1755, come dimostrano le fondamenta ritrovate durante la costruzione dell'attuale parcheggio. Nel disegno urbanistico del marchese di Pombal la piazza si trasformò nel principale mercato della città e nel 1885 vi fu costruito un mercato coperto, poi demolito negli anni cinquanta. Dal basso verso l'alto del quadrato, si gode la vista del Castello di San Giorgio. L’imponente statua equestre dedicata al sovrano del Portogallo Dom João I, è opera dello scultore Leopoldo de Almeida.





RUA NOVA DO DESTERRO
In Rua Nova do Desterro, nel quartiere Anjos, ci sono due opere d'arte murale (street art) affiancate. La più grande, intitolata «Inês», risale al 2018 ed è un'opera dell'artista norvegese Ener Konings. Quella più piccola ha il tratto caratteristico dell'artista brasiliano Street Art Utopia.

















Il quartiere Mouraria prende il nome dall’antica cinta muraria che oggi non esiste più. Qui nasce la linea verde della metropolitana che passa per i quartieri più poveri del centro.
Piazza Martim Moniz è un luogo storico, antico e moderno, degradato e ristrutturato, e rappresenta il punto di passaggio tra il ricco centro e gli antichi quartieri popolari.
Rua da Palma apparteneva alle parrocchie di Anjos e Santa Justa. Con la riforma amministrativa del 2012 è entrata a far parte delle parrocchie di Arroios e di Santa Maria Maggiore. Questa strada costituita da un'unica arteria è divisa in due sezioni: una stretta e commerciale caratterizzata dalle attività di orafi e argentieri, l'altra risale al 1862 e fu approvata non come estensione della vecchia Rua da Palma ma come un’arteria autonoma.







Alfama è il vecchio quartiere dei pescatori che ancora conserva gran parte del suo antico aspetto e rappresenta la vecchia Lisbona. Qui ogni cosa evoca il passato, l'architettura, il tipo di strade, gli archi e le scalinate, i balconi in legno, le genuine abitudini della gente che vive una vita piena di timore, chiacchiere, canzoni, povertà e sporcizia. Il luogo ideale per entrare nel vivo della vita quotidiana tra bambini che giocano nei vicoli medievali, panni stesi, profumo del cibo e il caos che ricorda le nostre città del Sud.
È d’obbligo inerpicarsi su per l'Alfama, passare per la cattedrale da Sé, arrivare fino al Miradouro e godersi una delle viste più belle su Lisbona. Meglio ancora se a bordo di un tram: una corsa lungo il percorso del tram 28 costituisce una delle migliori visite della capitale. Questi autentici cimeli risalenti agli anni trenta sono tutt’ora parte integrante della rete di trasporti pubblici essendo adatti a percorrere le numerose curve strette, salite e ripide discese.









MIRADOURO DAS PORTAS DO SOL
Il Miradouro Portas Do Sol, una delle sette porte della città, a pochi passi dal Miradouro de Santa Luzia, è un balcone che si apre sul fiume offrendo una vista spettacolare sull'Alfama con tutti i colori accesi dell'architettura cittadina che assumono tonalità diverse dall’alba al tramonto.
Pessoa racconta che per il viaggiatore che vi giunga dal mare, Lisbona sorge come una bella visione di sogno, stagliata contro un cielo azzurro splendente che il sole allieta con il suo oro. E le cupole, i monumenti, gli antichi castelli appena al di sopra dell'insieme di edifici, sono come lontani araldi di quel luogo delizioso, di quella regione benedetta.
Il punto panoramico Portas do Sol è un luogo perfettamente posizionato nel mezzo del percorso tra la salita da Sé e il Castello di São Jorge. Affacciarsi da questo belvedere è come essere su un balcone di casa, grazie alla sua atmosfera accogliente e vivace. Oltre alla vista da cartolina di Lisbona, si può gustare un autentico caffè portoghese al chiosco del punto panoramico, vedere il famoso tram 28 che passa costantemente davanti alla fermata di fronte e ammirare la statua di São Vicente, patrono della città, che regge una barca con due corvi, i simboli di Lisbona. Visitare il belvedere è un pretesto per apprezzare le caratteristiche autentiche di Lisbona in una fantastica vista del fronte orientale del quartiere di Alfama e del fiume Tago, che si estende fino alla riva del fiume in un labirinto unico di strade, scalinate e vicoli. Da questa splendida terrazza è inoltre possibile ammirare il monastero di São Vicente de Fora e la cupola bianca di Santa Engrácia.







«Dopo che il tramonto degli astri è sbiancato fino a svanire nel cielo mattutino e la brezza si è fatta meno fredda nel giallo appena tinto di arancio della luce sopra le scarse nuvole basse, io che non avevo dormito, alla fine ho potuto sollevare lentamente il corpo esausto di niente dal letto dove avevo pensato l’universo.
Sono andato alla finestra con gli occhi che mi ardevano per non averli chiusi. Sui tetti fitti la luce formava differenze di giallo pallido. Sono rimasto a contemplare il tutto con la grande stupidità dell’insonnia. Nelle sagome elevate delle case alte il giallo era aereo e nullo. In fondo ad occidente, verso cui io ero rivolto, l’orizzonte già era di un bianco verdolino.
So che la giornata per me sarà pesante come il non capire niente. So che tutto quello che farò oggi parteciperà, non della spossatezza per non aver preso sonno, ma dell’insonnia che ho avuto. So che vivrò un sonnambulismo più accentuato, più epidermico, non solo perché non ho dormito, ma perché non ho potuto dormire.
Ci sono giorni che sono filosofie, che ci insinuano interpretazioni della vita, come note a margine, dense di acuta critica, nel libro del nostro destino universale. Sento che questo è uno di quei giorni. Per assurdo, mi sembra che sia proprio con i miei occhi pesanti e il mio cervello annullato che, con un’assurda matita, vengono scritte le lettere del commento inutile e profondo.»




«È tanto tempo che non esisto. Sono tranquillissimo. Nessuno mi distingue da chi sono. In questo momento ho sentito me stesso respirare come se avessi fatto una cosa nuova, o rimasta indietro. Comincio ad avere coscienza di avere coscienza. Forse domani mi sveglierò a me stesso e riprenderò il corso della mia stessa esistenza. Non so se, in tal modo, sarò felice o meno. Non so niente. Alzo la mia testa di passante e vedo che, sul pendio del Castello, il tramonto sul lato opposto arde in decine di finestre, in un alto riverbero di fuoco freddo. Intorno a questi occhi di rigida fiamma tutto il pendio ha la soavità del giorno che finisce. Per lo meno posso sentirmi triste e avere la consapevolezza che con questa mia tristezza, ora si è incrociato – visto con l’udito – il suono improvviso del tram che passa, la voce casuale dei giovani che conversano, il sussurro dimenticato della città viva.
È tanto tempo che non sono io.»


«Il tramonto si diffonde fra le nuvole isolate, separate in tutto il cielo. Riflessi di ogni colore, riflessi tranquilli, riempiono le varietà dell’aria in alto, fluttuano assenti nelle grandi pene dell’altitudine. Sui tetti alti, metà-colore, metà-ombre, gli ultimi lenti raggi del sole che scompare assumono forme di colore che non sono né le loro né delle cose su cui si posano. C’è una grande pace al di sopra del livello rumoroso della città che sta anch’essa tornando alla tranquillità. Tutto respira al di là del colore e del rumore, in un sospiro profondo e muto.»

VEDUTA DEL MONASTERO DE SÃO VICENTE DE FORA
Il primo Monastero de São Vicente de Fora, eretto in stile romanico al di fuori della città, fu fondato nel 1147 come voto per la riconquista della città dall’occupazione dei mori, dal primo re del Portogallo, Alfonso I, per l'Ordine di Sant'Agostino e fu uno dei più importanti del Portogallo medievale.
L'edificio attuale è invece una ricostruzione in stile manierista del XVII secolo ad opera dell'architetto italiano Filippo Terzitra. Il termine portoghese Fora sta per fuori le mura, poiché al momento della sua costruzione il terreno si trovava fuori dai bastioni che circondavano la città. E' una costruzione enigmatica e affascinante, costituita da una serie di chiostri silenziosi e solitari rivestiti di magnifici azulejos blu che illustrano la vita di Lisbona e una raccolta unica di azulejos che raccontano ben 38 favole poco conosciute di La Fontaine. Il monastero è anche luogo di sepoltura della maggior parte dei re portoghesi, i Monarchi Bragança, e delle tombe dei crociati.


Veduta del Monastero de São Vicente de Fora
Veduta del Monastero de São Vicente de Fora
VEDUTA DELLA CUPOLA DI SANTA ENGRÁCIA
(Panteão Nacional)
La chiesa di Santa Engrácia è una chiesa del XVII convertita nel Pantheon nel 1916 ed è famosa per la sua imponente cupola che svetta sul Campo de Santa Clara di Graça e che si può vedere fino alla periferia est della città. Bianca come la porcellana, è una meraviglia barocca. Un ascensore per la cupola offre un panorama della città sull'Alfama e sul fiume. Il Pantheon fu in origine concepito come chiesa, oggi rende omaggio a eroi e eroine del Portogallo. L'antica chiesa, che si trovava sul medesimo posto di quella attuale, fu distrutta nel 1681. I lavori di costruzione per una nuova chiesa barocca cominciarono nel 1682, anno che segnò l'inizio di una saga che riteneva che la chiesa di Santa Engrácia non sarebbe mai stata completata e la struttura, incompiuta per un certo periodo, venne tra l'altro adibita a deposito militare. La chiesa venne completata nel 1966, 284 anni dopo.

La Sé di Lisbona o Chiesa di Santa Maria Maggiore è una cattedrale romanica sede della Parrocchia e del Patriarcato di Lisbona situata nel quartiere del Castello di San Giorgio. Classificata Monumento Nazionale dal 1910 è estremamente antica. Il periodo di costruzione è incerto benché si ritenga che risalga al XII sec. al tempo del Re Alfonso Henriques (circa 1110-1185). Il tempio, restaurato più volte a causa dei terremoti, è scenario di vari accadimenti storici come la sollevazione popolare del 1383 durante la quale il vescovo Dom Martinho Anes precipitò da una delle torri a causa della sua parzialità nei confronti della politica di Dona Leonor Teles.
L'interno della Sé è costituito da tre navate, arcate e vetrate di piombo, il fonte battesimale dove si suppone che nel 1195 sia stato battezzato Sant'Antonio, la cappella di Bartolomeu Joanes, un importante borghese della Lisbona medievale, il presepe di Machado de Castro e numerosi dipinti. Ci sono anche le tombe degli arcivescovi Dom Rodrigo da Cunha e Dom Miguel de Castro, di Re Alfonso IV e della sua Regina, figlia di Sancho IV di Castiglia, di Lopo Fernandes Pacheco e della sua seconda moglie Maria Rodrigues.
La cattedrale ospita un raffinato Tesoro Patriarcale, di valore considerevole, di ogni genere di oggetti di culto, in oro, argento e pietre preziose. Uno degli elementi più notevoli di quel tesoro è la famosa Custodia da Sé, alta novanta centimetri, tutta d'oro con diamanti, smeraldi, rubini e altre pietre preziose, per un sorprendente totale di 4120. Altro tesoro è la così detta Croce filippina in smalto multicolore donata da Filippo II di Spagna al Convento di Cristo Tomar nel 1619. Gran parte dell'antico bottino è attualmente conservato nel Museo di Arte Antica.











LARGO DO LIMOEIRO
Proseguendo verso il Castello di San Giorgio, si attraversa il Largo do Limoeiro. Gli alberi di limoni non ci sono, oggi la strada è contraddistinta da un'enorme fitolacca dal diametro impressionante con il tronco breve e tozzo. Le maestose radici nodose meritano di essere fotografate.

«Non posso fare altro che considerare l’umanità come una delle ultime scuole di pittura decorativa della Natura. Fondamentalmente non distinguo un uomo da un albero; e di sicuro preferisco la cosa che decori di più, che interessi di più i miei occhi pensanti. Se l’albero mi interessa di più, mi dispiace di più che taglino l’albero che muoia l’uomo. Ci sono ultimi scorci di tramonto che mi addolorano più della morte di un bambino. E in tutto questo sono colui che non sente, ma per sentire poi.»
Tra vecchi cannoni, torri e pavoni
Immancabile meta è lo splendido Castello di San Giorgio costruito su un'altura che domina un panorama mozzafiato sul Tago e su gran parte della città. Il castello ha tre portoni noti come Porta Tradimento, Martim Monis e Sao Jorge. Tutti e tre sono antichissimi. Fu costruito dai Mori e, con le sue spesse mura, i suoi bastioni e le sue torri, faceva parte della difesa di Lisbona. Qui duellarono molti re e fu la scena di molti dei più importanti eventi della storia politica del Portogallo. Oggi, malgrado sia circondato e soffocato da un gran numero di case, modificato, spogliato e mutilato da terremoti e abusi, vale una visita per ciò che era una volta.












MIRADOURO DE SÃO JORGE
Il belvedere di São Jorge è integrato nel castello e rappresenta uno dei più emblematici di Lisbona. E' il punto migliore per ammirare tutto il paesaggio circostante, in particolare da qui si domina tutto il quartiere della Baixa, ma è anche un luogo di contemplazione e una tappa obbligatoria per chi arriva in città.



«Sì, è il tramonto. Arrivo alla foce di Rua da Alfândega, lento e disperso, e nel momento in cui il Terreiro do Paço si apre davanti a me, vedo, nitido, il cielo occidentale senza sole. Quel cielo è azzurro verdastro tendente al grigio bianco, dove, a sinistra, sui monti dell’altra sponda, come ammassata, si nasconde una nebbia quasi marrone, di colore rosa spento. Una grande pace, che io non ho, si disperde fredda nell’astratta aria autunnale. Poiché non la possiedo, provo il vago piacere di supporre che essa esista. Ma, in realtà, non c’è né pace né mancanza di pace: solo il cielo, cielo di tutti i colori che si vanno attenuando – azzurro bianco, verde ancora azzurrato, grigio pallido fra il verde e l’azzurro, vaghe tonalità remote di colori di nuvole che non lo sono, gialle scurite di un rosso che è passato.
E tutto ciò è una visione che scompare nello stesso momento in cui si ha, un intervallo fra il nulla e il nulla, alato, posto in alto, in tonalità di cielo e tristezza, prolisso e indefinito.
Sento e dimentico. Mi invade come un oppio dell’aria fredda una nostalgia che è quella che provano tutti per ogni cosa. C’è in me un’estasi del vedere, intima e posticcia.
Verso l’entrata del porto, dove il tramonto del sole sta sempre più volgendo alla fine, la luce si spegne in un bianco livido che si azzurra di fredde sfumature verdi. Nell’aria c’è un torpore di ciò che non si ottiene mai. Tace in alto il paesaggio del cielo.
In questa ora, in cui sento fino a traboccare, avrei voluto avere la totale malizia di dire, il capriccio libero di uno stile per destino. Ma no, solo il cielo alto è tutto, remoto, annullandosi, e l’emozione che ho e che sono tante, insieme e confuse, non è che il riflesso di quel cielo nullo in un lago dentro di me – lago racchiuso fra rocce aspre, silenzioso, sguardo di morto, dove l’altezza si contempla dimentica.
Tante volte, tante, come adesso, mi è pesato sentire che sento – sentire come angoscia solo per il fatto di sentire, l’inquietudine di stare qui, la nostalgia di un’altra cosa che non si è conosciuta, il tramonto di ogni emozione, ingiallirmi spento in grigia tristezza nella mia coscienza esteriore di me stesso.
Ah, chi mi salverà dall’esistere?»

«Sulle case variopinte che il sole non vede, i colori cominciano ad assumere le tonalità del loro grigio. C’è freddo nella varietà di quei colori. Una leggera inquietudine dorme sui falsi avvallamenti delle strade. Dorme e se ne sta quieta. E poco a poco, sulle nuvole alte più basse, i riflessi cominciano ad apparire come ombra; solo su quella piccola nuvola, che si muove lenta, aquila bianca al di sopra di ogni cosa, da lontano, il sole conserva il suo oro sorridente.»




«Tutto quello che nella vita ho cercato, io stesso lo devo ancora cercare. Sono come qualcuno che cerchi distrattamente quello che, cercato nel sogno, abbia ormai dimenticato cosa fosse. Il gesto reale delle mani visibili che cercano, rigirando, spostando, fissando e che esistono bianche e lunghe, esattamente con cinque dita ciascuna, diventa più reale della cosa assente, cercata.
Tutto ciò che ho avuto è come questo cielo alto e diversamente lo stesso, brandelli di niente toccati da una luce distante, frammenti di falsa vita che la morte da lontano indora, con il suo triste sorriso di assoluta verità. Sì, tutto ciò che ho avuto, è stato il non aver saputo cercare, signore feudale di paludi al crepuscolo, principe deserto di una città di tumuli vuoti.»

Dal Rossio si sale per Calçada do Carmo, un’arteria in prossimità del Chiado. Luogo di quiete e di tranquillità, la sua storia evoca il periodo che segnò la fine del regime salazarista dopo cinquant’anni di dittatura. Nel 1974 lo scrittore portoghese José Cardoso Pires descrisse questo luogo come la via che «ha avuto la fortuna di essere il palco dell'ora che ha liberato un paese». Con la Rivoluzione dei Garofani, il 25 aprile 1974 fu riconquistata la libertà di espressione e fu istituito il regime democratico attualmente esistente in Portogallo. Anche per il Portogallo, come per l'Italia, il 25 Aprile è Festa Nazionale della Liberazione.
Nell’agosto del 1988 un incendio sviluppatosi tra Rua Aurea e Rua do Carmo inghiottì tre isolati del quartiere Chiado, distruggendo in modo irreversibile il volto di quello che era il ritrovo borghese di Lisbona. L’intero quartiere venne ricostruito su progetto dell’architetto Alvaro Siza che programmò un ambizioso rinnovamento nel segno dell’eleganza. Fu in questa occasione che di fronte al caffè A Brasileira venne posta la statua in bronzo di Pessoa. Anche Rua do Carmo, dopo aver attraversato un lungo periodo di declino, rinacque all’apertura di un moderno centro commerciale che la trasformò in una delle principali vie dello shopping di Lisbona.
L'appetito mi suggerisce di svoltare in Calçada do Duque, al Ristorante El Rei Dom Frango, per deliziarmi con squisiti piatti a base di polpo e frutti di mare accompagnati da ottimo vino.





Scendendo per Calçada do Sacramento si entra in Rua Garrett meglio conosciuta come Largo do Chiado. Questo caratteristico quartiere brulica di teatri, caffé, librerie e biblioteche, tra tavolini all’aperto e statue di poeti. Storico punto di riferimento per l’alta borghesia al di là del pensiero politico, un tè nelle sale di Rua Garrett poteva creare per qualche istante un ponte con Parigi. La Libreria Bertrand, al numero 73, è una delle più antiche della città.
Sulla sinistra sorge il monumento al poeta cinquecentesco Antonio Ribeiro, detto O Chiado (lo strillone) che è raffigurato con una smorfia di scherno sul volto, come di scherno fu la sua poesia (il Portogallo ha una lunga tradizione di poesia irriverente e satirica, fin dai trovatori medievali). Antonio Ribeiro era stato un frate, con il nome di Antonio do Espirito Santo, che gettò l'abito per farsi una sorta di incarnazione dello spirito giocoso dell'epoca fino a divenire il poeta popolare favorito; i poemi che ci sono giunti dimostrano grande valore. La statua in bronzo è opera dello scultore Costa Mota (il vecchio); fu eretta per disposizione della Giunta Comunale e inaugurata il 18 dicembre 1925.
Sulla destra della piazza è situato il famoso ed emblematico Café A Brasileira. Si tratta di uno dei più celebri e tradizionali caffè della vecchia Lisbona, dove da sempre si danno appuntamento i letterati cittadini. Fondato nel 1905 come punto vendita di caffè brasiliano macinato, in seguito al restauro del 1908 fu il primo a servire la bica, un caffè in tazzina molto simile al moderno espresso. Successivamente nel 1922, fu restaurato in stile Art Decò e classificato Patrimonio architettonico portoghese nel 1977 quale «Immobile di interesse pubblico». La Brasileira ha mantenuto praticamente la decorazione originaria dai tavoli agli specchi, ad alcuni quadri e il caffè espresso all'italiana è di ottima qualità.





E davanti al caffè, in mezzo ai tavoli, è collocata la statua in bronzo dal volto e sorriso ineffabile del poeta che della Brasileira fu un affezionato habitué: Fernando Pessoa. Lo scultore Lagoa Henriques lo ha scolpito come se fosse davvero al caffè, seduto su una seggiola e con la gamba posata a sette sull'altra. L'ironia è spesso palese nei suoi versi, ma forse è il suo pensiero che è ironico, dotato cioè di quella coscienza ironica che lo fece pensare che noi siamo Uno, Nessuno e Centomila e che gli permise di creare la sua commedia umana in poesia. Così inventò un nugolo di poeti e di scrittori, i suoi eteronimi. Ma Pessoa oltre ai poeti a cui dette vita, ebbe una sua vita: amori, dissapori, felicità, entusiasmi. Di pensiero aristocratico e conservatore, odiò però i totalitarismi comunisti e fascisti, ebbe in uggia il salazarismo e Salazar, che sbeffeggiò in poesie all'epoca impubblicabili ed edite solo molti anni dopo. Di se stesso scrisse: «Se dopo la mia morte qualcuno volesse scrivere della mia biografia, bastano due date, quella della mia nascita e quella della mia morte: fra l'una e l'altra tutti i giorni sono miei».

Al caffè A Brasileira Pessoa si incontrava ogni pomeriggio con i suoi compagni Mario de Sà-Carneiro e José de Almada-Negreiros e, sotto la sua guida, qui avrebbero dato vita alla rivista trimestrale di letteratura Orpheu e ai grandi movimenti d’avanguardia dell'epoca, introducendo nel 1915 il futurismo in Portogallo.


«Per quanto in alto possiamo salire e per quanto in basso possiamo scendere, non andiamo mai oltre le nostre percezioni. Non andiamo mai oltre noi stessi. Non arriviamo mai all'altro, se non diventando l'altro ma con la nostra immaginazione sensibile»




La Chiesa Parrocchiale della "Lisboa Pombalina" risale al 1708 e fu totalmente distrutta dal terremoto del 1755. Fu ricostruita nel XVIII secolo dall'architetto Manuel Caetano de Sousa e i lavori furono ultimati nel 1873. La facciata è del periodo tardo barocco con colonne corinzie. Sopra le porte laterali, due nicchie ospitano piccole statue seicentesche. L'insieme è coronato da un frontone triangolare, risalente alla metà del XIX secolo. L'interno è a navata unica, senza transetto, con profondo presbiterio e volte a botte. Quattro cappelle poco profonde fiancheggiano la navata.

Igreja de Nossa Senhora da Encarnação
Igreja de Nossa Senhora da Encarnação
Dalla Brasileira si conclude Rua Garrett per entrare in Largo Camões, una delle piazze più grandi di Lisbona situata tra Chiado e Bairro Alto. Praça Luís de Camões è il punto di passaggio tra Rua da Misericordia, Rua do Loreto, Largo do Chiado e uno dei principali luoghi d'incontro e di concerti. Al centro della piazza, acciottolata con pavimentazione portoghese, sorge il monumento di un altro poeta del Cinquecento: Luís Vaz De Camões (1524-1580). Massimo poeta portoghese - paragonato al nostro Dante - fu autore del poema epico I Lusiadi, considerato in assoluto il capolavoro della letteratura portoghese. Il poema celebra l’epopea marittima del popolo lusitano attraverso il viaggio di Vasco da Gama che nel 1498 scoprì la rotta per le Indie.
Il monumento alto undici metri, opera dello scultore Víctor Bastos (1830–1894), fu inaugurato nel 1867 ed è costituito da una figura in bronzo il cui piedistallo mostra i ritratti in pietra dello storico Fernão Lopes de Castenheda, João de Barros, Jerónimo Corte-Real, Vasco Mousinho de Quevedo, Francisco de Sá de Menezes. Con la statua di Luís de Camões, Lisbona ha visto nascere non solo una bellissima piazza urbana, ma anche un simbolo imperativo dei moderni concetti di cittadinanza, incarnato nella figura di un eroe-poeta, eterno, esiliato, morto povero e solo. La piazza, urbanizzata nel 1859, dopo la distruzione e la rimozione dei ruderi dell'antico Palazzo dei Marchesi de Marialva e di Loreto, fu completata solo con la collocazione del gruppo scultoreo. Lo spazio nel quale si erge è tutto contornato di alberi sui quali, d'inverno, una legione di visitatori pennuti si disputano le foglie. Sotto questa piazza alla fine del XX secolo è stato costruito un moderno parcheggio sotterraneo.
Scrive Antonio Tabucchi ne Il gioco del rovescio:
«Largo Camões era inondato dal sole, nella piazzetta c’erano i colombi posati sulla testa del poeta, qualche pensionato sulle panchine, vecchietti dignitosi e tristi, un soldato e una servetta, la malinconia della domenica.»


Mudam-se os tempos, mudam-se as vontades,
Muda-se o ser, muda-se a confiança:
Todo o mundo é composto de mudança,
Tomando sempre novas qualidades.
Continuamente vemos novidades,
Diferentes em tudo da esperança:
Do mal ficam as mágoas na lembrança,
E do bem (se algum houve) as saudades.
O tempo cobre o chão de verde manto,
Que já coberto foi de neve fria,
E em mim converte em choro o doce canto.
E afora este mudar-se cada dia,
Outra mudança faz de mor espanto,
Que não se muda já como soía.
Cambiano i tempi, cambiano le volontà,
cambia l’essere nostro, la fiducia;
di mutamento è fatto il mondo intero,
che acquista sempre nuove qualità.
Vediamo di continuo cose nuove,
diverse in tutto da ciò che speravamo;
del male, il dolore ancor serbiamo,
del bene (se ci fu), solo il rimpianto.
Il tempo copre con un verde manto
il suolo che la fredda neve ricopriva,
e il dolce canto mio converte in pianto.
Ed oltre a questo quotidian mutare,
c’è un altro mutamento che sorprende:
che non si suole più cambiare come un tempo.

Rua da Misericordia collega Largo Camões e Largo Trinidade Coelho ed è la strada che permette di entrare e uscire dal centro storico. E' molto frequentata dai turisti per le attrazioni presenti come la Chiesa di Loreto e per essere parte della via del famoso tram 28.

Igreja de Nossa Senhora do Loreto
Igreja de Nossa Senhora do Loreto

Accanto al Museo del Chiado e nel cuore del Bairro das Artes, tra Bica, Chiado e Bairro Alto, si trova il palazzo che ospita l'omonima biblioteca che accoglie i visitatori con gli azulejos del XVII secolo appartenenti alla cappella della Senhora da Vida nella chiesa di Sant’Andrea, che adesso non esiste più. Dopo il terremoto del 1755 fu costruito l'attuale Palácio Valada-Azambuja. Situato in un punto centrale della città, divenne rapidamente famoso per i numerosi personaggi famosi che lo abitarono tra cui anche l'immancabile Marquês de Pombal. Nel 1973 parte del Palazzo aprì i battenti con l'inaugurazione della Biblioteca Comunale per i Ciechi. Nove anni dopo si rinnovò come Biblioteca Comunale di Camões, ora Biblioteca Camões. Qui è sempre possibile trovare una mostra d’arte, si può ammirare il bellissimo busto del poeta Luíz de Camões e del famoso scultore e ceramista José Joaquim Teixeira Lopes. Infine una curiosità: dalla finestra accanto al camino della Sala das Artes è possibile ammirare la vista più bella sul Tago con i tetti di Lisbona che si estendono fino al fiume.



A Pochi passi dal Chiado sorge uno dei quartieri più emblematici della capitale: il Bairro Alto, luogo più bohémienne di Lisbona nel quale convivono due personalità, una diurna, popolare e tranquilla, fedele alla tradizione e l'altra notturna, apolide e vivace, proiettata verso il futuro. Bairro Alto è stato per secoli il quartiere delle famiglie nobili della città e il primo a essere costruito con strade più ampie per il passaggio degli autobus; è molto ricco in termini dimensionali con la presenza di edifici di carattere monumentale, musei, palazzi, chiese, conventi e spazi pubblici molto ben progettati, accoglienti, curati e integrati in un modo naturale nel paesaggio e nell'ambiente urbano, come piazze, giardini, punti panoramici e statue. Fu riferimento per la ricostruzione Baixa Pombalina dopo il terremoto del 1755 poiché non fu distrutta da questa catastrofe. A Bairro Alto nacque la stampa portoghese con la creazione di due dei principali quotidiani del XIX secolo: O Século e il Diário de Notícias. Oggi il quartiere ha un'altra anima: il regno degli artisti di strada e dei giovani alla ricerca di divertimento tra i locali più cool della città. La discoteca Frágil aperta nel 1982 ha rivoluzionato le notti di Lisbona.

Seguendo il tram 28 lungo l'elegante Rua de São Paulo, salgo sull'Elevador da Bica del 1892. Giungo al Miradouro de Santa Catarina per godermi la vista del fiume al tramonto.


Rua de São Paulo
Rua de São Paulo








Elevador da Bica
Elevador da Bica






Alla fine di Rua de Santa Catarina si trova il cortile paesaggistico noto come Alto de Santa Catarina, luogo elevato che domina un panorama del Tago nel punto della sua massima estensione, così come del territorio della riva meridionale. E' uno dei luoghi migliori per il panorama del fiume; è qui che, quando si vuole vedere entrare nel Tago una flotta particolarmente bella o nelle notti in cui ci siano fuochi d'artificio commemorativi, si raccoglie la folla. Dal XVIII secolo questo terreiro, situato sulla collina precedentemente conosciuta come Monte do Pico o Monte do Belveder, è noto per essere punto di osservazione delle navi in movimento, da cui il detto popolare vedendo navi nell'Alto de Santa Catarina. Il belvedere si caratterizza per la presenza della statua di Adamastor, scolpita da Júlio Vaz Júnior, il gigante che appare a Vasco da Gama presso il Capo di Buona Speranza nel poema epico I Lusìadi di Luís Vaz de Camões. Si erge sopra le case di São Paulo e Boavista e le rive del Tago. Alto de Santa Catarina è uno di quei posti a Lisbona, a due passi dalla vita cittadina più frenetica, che sembrano addormentarsi. In un angolo della via Escola Politécnica, si trova l'edificio della Stampa Nazionale, all'epoca l'istituzione topografica più importante del paese. Le ultime lampade a gas di Lisbona furono sostituite da lampade elettriche nel 1965 proprio in questo quartiere.
ADAMASTOR, IL GIGANTE DELLE TEMPESTE CON VISTA SUL TAGO


«Sono i sentimenti assurdi, le emozioni più intense, a fare più male – l’ansia di cose impossibili, proprio perché impossibili, la nostalgia di quello che non è mai stato, il desiderio di ciò che sarebbe potuto essere, la tristezza di non essere un altro, l’insoddisfazione dell’esistenza del mondo. Tutti questi mezzi toni della coscienza dell’anima creano in noi un paesaggio dolente, un eterno tramonto di ciò che siamo. Sentire noi stessi diventa allora un campo deserto che si oscura, con tristi giunchi sulle rive di un fiume senza barche, che nereggiano nitidamente fra i margini distanti.»


«Mi prende a poco a poco il delirio delle cose marittime,
mi penetrano fisicamente il molo e la sua atmosfera,
lo sciabordare del Tago mi assale i sensi,
e comincio a sognare, comincio ad avvolgermi nel sogno delle acque, le cinghie di trasmissione cominciano a farmi presa sull’anima
e l’accelerazione del volano mi scuote nettamente.
Mi chiamano le acque,
mi chiamano i mari.
Mi chiamano, levando una voce corporea, le lontananze,
sono tutte le epoche marittime sentite nel passato, che chiamano.»

«Si deve intendere come arte tutto quello che ci delizia senza essere nostro – la traccia del passaggio, il sorriso fatto ad altri, il tramonto, la poesia, l’universo oggettivo. Possedere è perdere. Sentire senza possedere è custodire, perché significa estrarre da una cosa la sua essenza.»


Quartiere residenziale con una forte e antica vocazione al commercio, Campo de Ourique si trova nel cuore della città, tra Amoreiras, Estrela e Prazeres. Sembra una piccola città nella Grande Lisbona. Viene spesso definito il quartiere più tranquillo della città e quello con le migliori condizioni di vita, differenziandosi da altre aree urbane eccessivamente dipendenti dai centri commerciali. Giorni feriali e fine settimana sembrano essere indistinguibili l'uno dall'altro, poiché il movimento pacifico e paradossalmente dinamico delle persone attraversa il quartiere tutti i giorni della settimana allo stesso ritmo. Negli anni '80 e '90 qui sono emerse diverse band che hanno segnato la scena musicale nazionale: Ena Pá 2000, Pop Dell'Arte ed Essa Entente. Anche la prima etichetta discografica portoghese indipendente, Ama Romanta, è nata nel quartiere, nel 1986, con sede in Rua Coelho da Rocha.








Il celebre poeta visse in questo edificio nei suoi ultimi quindici anni di vita, dal 1920 e fino alla sua morte, il 30 novembre 1935, dopo essersi trasferito con la sua famiglia nell'appartamento al primo piano, al numero 16 di Rua Coelho da Rocha.
L’intero edificio versava in pessimo stato di conservazione e rischiava di essere demolito. Il fatto che questo fosse stato l'ultimo indirizzo di Fernando Pessoa, ne fece uno spazio privilegiato per conservare ed esporre gli effetti personali dello scrittore quali oggetti personali, alcuni mobili e gran parte dei libri che appartenevano alla biblioteca privata dello scrittore. Fu così acquistato dalla Municipalità di Lisbona alla fine degli anni ’80 dalla sorella Henrichetta e ristrutturato dall’architetto italiano Daniela Ermano con la consulenza di un gruppo di esegeti dell'opera di Pessoa. Furono lasciate inalterate la facciata, le scale che portano al primo piano e le due stanze dell'appartamento di famiglia. La Casa Museo fu ufficialmente inaugurata il 30 novembre 1993, in un giorno non casuale ma memorabile essendo sia l'anniversario della sua morte sia un 30 novembre in cui gli si palesarono per la prima volta i suoi eteronimi che annunciarono un prolungamento della coscienza che nel poeta avrebbe prodotto una tensione psicologica insanabile.
Casa Pessoa è molto distante dall’idea del mausoleo. Gli eternonimi Riccardo Reis, Alvaro de Campos, Bernardo Soares e tutti gli altri, sono assenti, quasi quanto il loro creatore. Di Pessoa non resta che una presenza impalpabile, un aleggiare discreto e inquietante, che si materializza nei quadri che rimandano la sua consueta iconografia.



Una delle due versioni dell'Omaggio a Pessoa di José de Almada Negreiros, un dipinto d'indicibile bellezza, seduto al tavolo di lavoro con una tazzina di caffé e la rivista Orpheu, nel quale nel 1964 il pittore riprendeva la sintassi cubista per squadrare i segmenti ossuti del poeta in un sapiente gioco di luci e di scomposizioni.

Omaggio a Pessoa di José de Almada Negreiros
Omaggio a Pessoa di José de Almada Negreiros
José de Almada Negreiros fu un artista multimediale, disegnatore, caricaturista, illustratore, pittore, poeta, narratore, drammaturgo, ballerino, attore, performer, saggista e una delle personalità più influenti ed eclettiche del panorama culturale lusitano del XX secolo accanto a Fernando Pessoa. Praticò ogni genere di espressione artistica, anticipando spesso i grandi movimenti del Novecento europeo, sia a livello figurativo che letterario.
Caricatura di Fernando Pessoa incisa su medaglia in bronzo per il primo centenario della nascita di José de Almada Negreiros
LA FACCIATA
L’esterno è occupato da un muro nel quale sono riprodotte delle poesie che sono pure degli oroscopi dei differenti eteronimi. Entrando dal modesto portone d’ingresso, si nota l'oroscopo di Fernando Pessoa ortonimo inciso al suolo. Guardandolo, si scopre che Pessoa aveva quasi divinato il giorno della sua morte, fra la data indicata e quella fatale c’è uno scarto dovuto a un piccolo errore riguardo all'ora della sua nascita.




All’interno della biblioteca, i libri di Pessoa formano un’isola ben riconoscibile: ci sono testi di scienze occulte che offrono la chiave per decifrare oscuri segreti esoterici, raccolte di intricate sciarade delle quali Pessoa era appassionato. Egli non aveva bisogno di circondarsi di un numero infinito di libri, quelli giunti fino a noi sono circa trecento. Amava i classici e se ne nutriva ma senza venerazlone, senza quegli scrupoli filologici tipici di un lettore professionale o di un cattedratico. Aveva tutta la letteratura portoghese, un bellissimo segmento di letteratura inglese che gli proveniva dalla sua formazione e dalla sua infanzia, una scelta ampia e ragionata di autori di lingua francese e spagnola. Gli unici autori italiani in lingua originale erano Dante e Leopardi. Gli altri classici della nostra letteratura erano presenti in traduzionl francesi. Amava aprire i libri per intero, a costo di sciupare la rilegatura e leggeva con un taccuino a portata di mano. Quando era colpito da ciò che leggeva, non esitava ad annotare il volume con la sua calligrafia che tradiva lo stato d'animo del momento. Non acquistava quasi mai edizioni di pregio in quanto non poteva permettersi libri costosi, la sua vita era tutta al risparmio. Lavorava la mattina in una ditta di import-export nella quale conobbe Ophelia Queiroz, suo unico e sfortunato amore, traducendo lettere in inglese e in francese.
La biblioteca di Casa Fernando Pessoa conserva alcuni autografi del poeta. L’attenzione degli studiosi è dedicata soprattutto a Mensagem, I'unico libro pubblicato da Pessoa in vita nel 1934. La raccolta poetica è la celebrazione della storia portoghese attraverso I'epica dell’età delle scoperte. L'autore rintraccia la gloria antica nei monumenti, nelle piazze e negli edifici di Lisbona e s’interroga sul senso delle spedizioni e sul significato della storia. Il libro avrebbe dovuto intitolarsi Portugal. Questo è infatti il titolo che si legge sull’autografo conservato in Rua Coelho da Rocha e che l'editore pregò Pessoa di cambiare perchè gli suonava ecccssivamente patriottico per una raccolta di poesie, allora Pessoa scelse di dare al suo libro il titolo Mensagem, che solo in apparenza si può tradurre con Messaggio. GIi studiosi infatti sostengono che il libro nasconda nel titolo un significato più complesso, giocato su delle parole latine: “Lo spirito muove l’universo”.
La rivista «Orpheu» di brevissima durata (due numeri pubblicati tra gennaio e giugno del 1915; un terzo numero, di cui erano già pronte le bozze, doveva uscire l’anno successivo, ma per motivi economici non vide la luce) rappresentò luogo originario del Modernismo portoghese. Grazie soprattutto alla presenza di Fernando Pessoa, del suo eteronimo Alvaro de Campos, di Mário di Sá-Carneiro, poeta e amico fraterno di Pessoa, morto suicida ancora giovanissimo nel 1916 a Parigi, e di artisti come Almada Negreiros e Santa-Rita Pintor (ma si devono ricordare, tra gli altri, anche i nomi di Luiz de Montalvôr e del brasiliano Ronald de Carvalho, direttori del primo numero; quelli di Alfredo Guisado, Armando Côrtes-Rodrigues, di Angelo de Lima e Raul Leal) nei tre numeri (tenendo presente anche quello rimasto in bozze) della rivista si concentrarono e si sintetizzarono tutti i movimenti letterari moderni. Sarà soprattutto il secondo numero della rivista (direttori Fernando Pessoa e Mario de Sá- Carneiro) ad essere caratterizzato, fin dal sommario, da alcuni aggettivi propri di una volontà avanguardistica: “vertígica” è denominata la “novela” di Raul Leal, “interseccionistas” le poesie di Pessoa (le stanze di Chuva obliqua), “futurista” lo stesso Santa-Rita Pintor, autore di quattro “trabalhos futuristas” inseriti come hors texte nel numero (senza contare che dei tre Poemas sem suporte pubblicati da Mario de Sá-Carneiro, due, Manucure e Apoteose, sono sia per “sensibilità tipografica” che per l’uso di alcune interpretazioni del paroliberismo marinettiano, sicuramente i testi più debitori al Futurismo dell’intero numero.

Belém è un affascinante quartiere situato nella parte occidentale di Lisbona. La brezza atlantica, i grandiosi monumenti navali e le barche che scivolano nel Tago ci riportano indietro all'epoca delle grandi scoperte, quando il mondo intero era terreno di conquiste coloniali del Portogallo. E al tramonto, quando la folla diminuisce e le torrette del monastero manuelino si tingono di luci dorate, questo borgo fluviale è tutto da esplorare.

«Il trionfo di un bel tramonto mi intristisce con la sua bellezza. Di fronte ad esso dico sempre: come si deve sentire contento nel vederlo chi è felice!»

«Ritengo, inoltre, che non sia un errore umano, né letterario, attribuire un’anima alle cose che chiamiamo inanimate. Essere una cosa significa essere oggetto di una attribuzione. Può essere falso dire che un albero sente, che un fiume “scorre”, che un tramonto è triste o il mare calmo (azzurro grazie a un cielo che non gli appartiene) è sorridente (grazie al sole che gli sta al di fuori). Ma identico errore è attribuire bellezza a una cosa. Identico errore è attribuire colore, forma, forse perfino essere, a qualsiasi cosa. Questo mare è acqua salata. Questo tramonto è luce del sole che comincia a venir meno in questa latitudine e longitudine. Questo bambino, che gioca davanti a me, è un ammasso intellettivo di cellule – di più, è una orologeria di movimenti subatomici, strano conglomerato elettrico di milioni di sistemi solari in una piccolissima miniatura.»

« LETTERA DA NON SPEDIRE
La dispenso dal comparire nella mia idea di lei.
La sua vita [...]
Questo non è il mio amore; è soltanto la sua vita.
L’amo come il tramonto o il chiardiluna, con il desiderio che il momento resti, ma senza che esso sia mio in niente più che nella sensazione di averlo vissuto. »

«Non vado mai dove ci sono dei rischi. Ho una paura tediosa dei pericoli.
Un tramonto è un fenomeno intellettuale. »

«Quante volte, ricordando chi non sono stato, mi penso giovane e dimentico! Ed erano altri i paesaggi che erano stati e che non ho mai visto; erano nuovi senza essere stati i paesaggi che davvero ho visto. Che me ne importa? Ho finito in fatalità e interstizi e, finché il fresco del giorno è proprio quello del sole, dormono freddi, nel tramonto che vedo senza che ci sia, i giunchi scuri sulla riva del fiume.»



«Tutto viene da fuori e la stessa anima umana forse non è altro che il raggio di sole che brilla e separa dal suolo, in cui giace, il mucchio di letame che è il corpo.»

Protesa sulle acque del Tago, questa fortezza Patrimonio dell'Umanità è il simbolo dell'era delle scoperte. È indubbiamente uno dei più bei monumenti di Lisbona e uno dei più espressivi ricordi della potenza militare e navale portoghese. Questa meraviglia dell'architettura orientale fu eretta nella Praia do Restelo, famosa per essere stata il luogo dal quale salpavano dalle navi per le Grandi Scoperte, e fu progettata per la difesa del fiume e della capitale portoghese. Fu il Re Manuel I a ordinarne la costruzione. Costruita dentro il fiume per difendere il porto di Lisbona, il suo progetto lo si deve al grande maestro dell'architettura a merletto, Francisco de Arruda. Iniziata nel 1515, fu completata sei anni dopo. Più tardi il fiume si ritirò da quel punto, lasciando la Torre definitivamente connessa alla riva. Qui morì Dom Pedro da Cunha, padre di Dom Rodrigo da Cunha, vescovo di Oporto, che qui venne imprigionato a causa della sua difesa del Priore di Crato, pretendente al trono durante il primo anno della dominazione spagnola. Vi furono imprigionati anche diversi tra i più eminenti nobili del regno.
Vista dall'esterno, la Torre di Belém è un magnifico gioiello di pietra e un merletto dei più belli nelle sue delicate pietre lavorate che da lontano baluginano nella loro bianchezza, catturando subito lo sguardo di coloro che, sulle navi, entrano nel fiume. Il suo interno non è meno bella; dalle sue terrazze e balconi c'è una veduta mozzafiato del fiume e del mare sullo sfondo, specie al tramonto, che non si dimentica facilmente.

«Sì, gli altri non esistono... È solo per me che questo tramonto, pesantemente alato, fa ristagnare i suoi colori opachi e duri. Per me, sotto il tramonto, si increspa il grande fiume senza che io lo veda scorrere. È stata fatta per me questa piazzetta, aperta sul fiume che la marea sta gonfiando. È stato seppellito oggi nella fossa comune il cassiere della tabaccheria? Non è per lui il tramonto di oggi. Ma, per averlo pensato e senza che lo voglia, questo tramonto non è neppure per me...»






«Da parte mia non ho avuto convinzioni. Ho avuto sempre impressioni. Non potrei mai odiare un luogo, dove abbia visto un tramonto scandaloso.»




Passando il ponte levatoio, ci troviamo al primo piano della torre, destinato ai cannoni. Alcune grate ci danno l'idea di cosa dovevano essere le celle dei prigionieri, alle quali quelle modeste aperture davano una luce incerta. Di queste celle sotterranee ce ne sono cinque, nelle quali nessuno è rimasto rinchiuso a lungo; le si raggiungono attraverso una scala di pietra di trentacinque gradini. Prima di essere utilizzate come celle, queste stanze venivano usate come deposito delle polveri.
Al secondo piano si trovano l'Armeria e gli Uffici; al terzo la Sala Regia, con un magnifico balcone con colonne di stupendo disegno; al quarto, il Refettorio, al di fuori del quale, sul pavimento, si possono ancora vedere i fori attraverso i quali, in caso di assalto al forte, poteva esser colato il piombo fuso; al quinto, la Corte, ed è qui che è stata posta una lapide commemorativa del grande raid aereo Lisbona-Rio de Janeiro, effettuato nel 1922 da Gago Coutinho e Sacadura Cabral. C'è anche un sesto piano, costituito da una terrazza che si raggiunge con 123 gradini, il cui panorama è immaginabile.












«Sappiamo bene che ogni opera è necessariamente imperfetta, e che la meno sicura delle nostre contemplazioni estetiche sarà quella di cui scriviamo. Ma tutto è imperfetto, non c’è tramonto così bello da non poterlo essere di più, o brezza lieve che invita al sonno che non possa favorire un sonno ancora più sereno. E così, uguali contemplatori delle montagne e delle statue, godendo dei giorni come dei libri, sognando tutto, soprattutto, per trasformarlo nella nostra intima sostanza, procederemo anche a descrizioni e analisi, che, una volta fatte, diventeranno cose estranee, che possiamo assaporare come se ci giungessero sul far della sera.»

Praça Afonso de Albuquerque è un spazio con giardini nel mezzo del quale si trova il monumento di quella grande figura storica che fu il più grande dei Viceré dell'India e il fondatore del moderno imperialismo. Il monumento è in stile manuelino e molto alto. Il basamento contiene quattro bassorilievi e rappresentano la Disfatta dei Mori a Malacca, il Ricevimento dell'Ambasciatore dei Re di Narcinga, la Risposta di Albuquerque ad un'offerta di denaro, la Consegna delle Chiavi di Goa e quattro altorilievi con caravelle e galeoni ed altre figure. In cima all'alta colonna sorge la statua bronzea del grande Viceré. La statua fu fusa nell'Arsenale Militare e il monumento, eretto nel 1902, lo si deve all'architetto Silva Pinto e allo scultore Costa Mota. In questo punto della riva del fiume, nel 1759, fu torturata e giustiziata la nobile famiglia Távora con tutti gli altri ritenuti implicati nella congiura contro la vita di Re José.
Sul lato sinistro della Praça Afonso de Albuquerque, sorge il Palácio Nacional de Belém, residenza ufficiale del Presidente della Repubblica. Un tempo fu abitato dalla Regina Maria II, e poi da Re Carlos, quando era ancora Principe Ereditario, dopo le sue nozze con Dona Amélia de Orléans. Qui hanno risieduto alcuni capi del Portogallo: Re Edoardo VII, Re Alfonso XIII, il Kaiser Guglielmo II, i Presidenti Loubet, di Francia, Hermes de Fonseca, del Brasile (quest'ultimo proprio in occasione della proclamazione della Repubblica in Portogallo), così come i Principi delle Asturie e Amedeo di Savoia, i Conti di Parigi, il Conte d'Eu, i Duchi d'Orléans e molti altri membri di corti straniere. Questo edificio contiene stanze lussuosamente arredate e ha sul retro un giardino ben tenuto. All'interno del palazzo si trova il Giardino Coloniale e nella sua parte meridionale c'è il Museo delle Carrozze.




E' un curioso museo creato nel 1905 per iniziativa della Regina Amelia. Ospita molti veicoli artistici, uniformi e livree della Casa Reale, uniformi dell'equipaggio delle navi reali, finimenti, staffe, speroni, distintivi, stampe, ritratti, eccetera. E' superiore ai suoi omologhi di Versailles e di Madrid e possiede esemplari di arte portoghese del XVII e XVIII secolo. L'esposizione contempla la carrozza della Senhora do Cabo (Madonna del Capo) utilizzata per trasportare l'immagine nella processione a Capo Espichel, con lanterne e portatorce in argento; le lettighe in stile Luigi XV e XVI con bei dipinti rappresentativi la Scienza, il Commercio, l'Abbondanza, la Pace, la Vittoria, la Cavalleria, l'Architettura, la Pittura, la Scultura, la Musica. Sono in mostra anche la Carrozza di Filippo II di Spagna, raro esemplare del tardo XVI secolo, che il re portò in Portogallo nella sua prima visita; la Carrozza di Maria di Savoia, con fini dipinti dell'epoca di Luigi XIV; varie carrozze del tardo XVII secolo con superbe decorazioni; la Carrozza di Anna di Austria, offerta da Giuseppe Imperatore d'Austria alla sorella Maria Anna, sposa di Re João; la Carrozza della Corona, così chiamata perché porta l'emblema reale, ordinata da Re Pedro II per il matrimonio di Don João; la Carrozza di Re João V, opera dell'architetto Vicente Felix de Almeida e dello scultore José de Almeida, con notevoli opere di intarsio e pittura; la Carrozza di Papa Clemente XI, offerta nel 1715 da quel pontefice a Dom José; la Carrozza del Principe Francisco, che si dice costruita nel 1722; la Carrozza di Dona Maria Ana Vitoria, la Carrozza della Colonna d'Oro; la Carrozza dei Bambini di Palava, che erano i figli illegittimi di Re João V; la Carrozza dell'ambasciata a Papa Clemente XI, di disegno mirabile e audace, costruita a Roma; magnifici esemplari di veicoli artistici, con notevoli incisioni; la Carrozza di Dom José, notevole per il lavoro del legno; cocchi del tardo diciottesimo secolo, con graziose incisioni e dipinti; la Carrozza di Dona Maria Benedita, sontuosa vettura utilizzata dalla moglie del Principe José; la Carrozza della Regina Maria, costruita per le solennità della dedica della Basilica do Coração de Jesus, a Lisbona; le carrozze della Regina Carlota Joaquina, inviate dalla Spagna nel 1785, dono di nozze di Carlo IV alla figlia; la Carrozza della Corona, costruita in Inghilterra nel 1826 per Re João VI; altre carrozze leggere e calessi del XVIII secolo.















Quasi una caravella bloccata tra le onde, il monolitico monumento alle scoperte Padrão dos Descobrimentos fu inaugurato nel 1960 per il quinto centenario della morte di Enrico il Navigatore. Il colosso di pietra calcarea, alto 52 metri, raffigura Enrico a prua e alle sue spalle gli esploratori Vasco da Gama, Diogo Cão, Ferdinando Magellano e altri ventinove importanti personaggi portoghesi. Davanti al monumento un mosaico traccia le rotte dei marinai portoghesi.



Costruita in occasione della Grande Esposizione del Mondo Portoghese del 1940, la piazza commemora l'Impero portoghese. Orlata di siepi di bosso e con una sontuosa fontana al centro, nei giardini si raccolgono i simboli dell'epoca delle scoperte geografiche, come le ancore e la croce dell'Ordine Militare, raffigurati con fiori e siepi nelle aiuole. La piazza è una delle più grandi d'Europa, intorno ad essa sorgono il Monastero dos Jerónimos e il Centro Cultural de Belém.





Il trionfo del manuelino e il gotico portoghese
La fantasia visionaria di Boytac e i forzieri pieni d'oro di re Manuel I hanno dato vita a questo monastero fiabesco fondato per rendere omaggio alla scoperta della rotta per le Indie di Vasco da Gama. Oggi sito Patrimonio dell'UNESCO, un tempo era abitato dai monaci dell'Ordine di San Girolamo il cui compito spirituale per quattro secoli fu quello di confortare i marinai e pregare per l'anima del re. Quando nel 1833 l'ordine fu soppresso, il monastero fu usato come scuola e orfanotrofio fino al 1940 circa.
Il Monastero dos Jerónimos, la cui costruzione iniziò nel 1502, è un capolavoro in pietra e rappresenta il monumento più notevole della capitale lusitana. Il portone laterale è di una tale ricchezza architettonica da meravigliare e incantare tutti. Si tratta di uno stupefacente esemplare di opera in pietra, piena di nicchie, statue, rilievi, stemmi ed emblemi; i più notevoli soggetti sono la statua del Principe Enrico il Navigatore e, sulla sommità, l'immagine della Nostra Signora di Belém con un finestrone decorato sul fondo. L 'effetto complessivo di questo portone monumentale è di una squisita armonia profondamente e dolcemente religiosa che ci fa pensare alle mani meravigliose che l'hanno disegnato e scolpito. A quel tempo il Portogallo ospitava i più grandi maestri nei lavori in pietra, sia indigeni che stranieri, e questi hanno lasciato traccia del loro lavoro in capolavori come il Jeronimos.
La facciata ovest, costruita nel 1517, è dovuta al notevole artista francese Nicolas Chanterene, che in Portogallo inaugurò l'architettura rinascimentale. Si tratta di un'opera magnifica che mostra le grandi possibilità del maestro che la progettò. C'è una squisita percezione della proporzione e degli effetti in tutti i suoi particolari - arcate, cornici, stemmi, ed emblemi, nelle nicchie grandi e piccole animate di statue, in tutte le figure e le decorazioni che riflettono il dolce misticismo di quel tempo. Accanto alle due nicchie laterali se ne trovano altre tre, disposte al di sotto; queste contengono le statue della Natività, dell'Annunciazione e dell'Adorazione dei Magi. Nelle altre due nicchie, Re Manuel e la Regina Maria, inginocchiati sotto la protezione di San Giovanni Battista e di San Gerolamo. I vari motivi ornamentali, la disposizione delle statue, le loro stesse cornici, tutto è stato progettato ed eseguito da mani abili e attente, alle quali i secoli futuri dovranno sempre essere grati per le bellezze che hanno creato.


Il prospetto meridionale
Il prospetto meridionale









Il prospetto occidentale
Il prospetto occidentale


Entrando nella Igreja Santa Maria de Belém dal portale occidentale, si trova la Tomba del navigatore Vasco da Gama, sotto le volte del coro inferiore, a sinistra dell'ingresso di fronte a quella del porta cinquecentesco Luís Vaz de Camões. Dal coro superiore si gode una vista superba dell'interno; gli stalli lignei intagliati sono i primi in stile rinascimentale del Portogallo.



Nel refettorio a volta i pannelli di azulejos settecenteschi raffigurano il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci e scene della vita di Giuseppe.



Il chiostro manuelino in pietra dorata è un trionfo di particolari naturali con i suoi archi minuziosamente scolpiti, le torrette nervate e le colonne tortili con foglie, rampicanti e nodi. Si notano i simboli dell'epoca, come la sfera armillare e la croce dell'Ordine Militare, i doccioni e le creature fantastiche al livello superiore.
Percorrendo il chiostro si può visitare la Tomba di Fernando Pessoa. Il monumento funebre riporta i nomi di tutti i suoi eteronomi, morti evidentemente con lui nel 1935. Riposano tutti qui dal 1985, quando fu deciso il trasferimento delle spoglie di Pessoa dalla cappella di famiglia del cimitero Dos Prazeres. Per Antonio Tabucchi la pomposa cerimonia di stato, con cui fu spostata la sepoltura nel giorno dell'anniversario della nascita del poeta, mal si conciliava con la personalità e lo stile discreto del poeta.







«L’arte ci libera illusoriamente dalla sordidezza di essere. Mentre sentiamo i mali e le ingiurie di Amleto, principe di Danimarca, non sentiamo i nostri – vili perché sono nostri e vili perché sono vili.
L’amore, il sonno, le droghe e le sostanze tossiche sono forme elementari dell’arte, o piuttosto, sono modi di riprodurne lo stesso effetto. Ma l’amore, il sonno e le droghe hanno ognuno la loro disillusione. L’amore stanca o disillude. Dal sonno ci si sveglia e quando abbiamo dormito non abbiamo vissuto. Le droghe si pagano con il decadimento di quello stesso fisico al quale esse sono servite da stimolo. Ma nell’arte non esiste disillusione, perché sin dall’inizio è stata inclusa l’illusione. Dall’arte non ci si deve risvegliare, perché in essa non abbiamo dormito, anche se abbiamo sognato. Nell’arte non c’è un tributo o una multa da pagare per averne goduto.
Il piacere che essa ci offre, dato che in un certo senso non è nostro, non lo dobbiamo pagare e non dobbiamo neanche pentircene.
Si deve intendere come arte tutto quello che ci delizia senza essere nostro – la traccia del passaggio, il sorriso fatto ad altri, il tramonto, la poesia, l’universo oggettivo.
Possedere è perdere. Sentire senza possedere è custodire, perché significa estrarre da una cosa la sua essenza.»
Il Museo Berardo espone una delle collezioni d'arte moderna più acclamate al mondo, con opere di Warhol, Picasso, Dalì, Magritte, Duchamp, Miró, Pollock e tanti altri artisti che rappresentano tutti le correnti artistiche più importanti del XX secolo.
Il cubo in pietra calcarea, costruito tra il 1987 e il 1992 su disegno degli architetti Vittorio Gregotti e Manuel Salgado, è il punto di riferimento per l'arte contemporanea, le mostre di fotografia e le arti figurative e plastiche.







Il Santuario Nazionale del Cristo Rei si trova ad un’altitudine di 133 metri sopra il livello del Tago ed è costituito da un portico sormontato dalla statua del Cristo, opera dello scultore portoghese Francisco Franco de Sousa. Gesù è raffigurato a braccia aperte rivolto verso la città di Lisbona. Visibile da ogni angolo della città, la statua del Cristo Rei che svetta in cima a un piedistallo a un'altezza di 110 metri, è una versione più elaborata del Cristo Redentore di Rio de Janeiro. Fu eretta nel 1959 come ringraziamento a Dio per aver risparmiato il Portogallo dagli orrori della Seconda Guerra Mondiale. Un ascensore sale alla piattaforma da cui si gode un magnifico panorama su Lisbona.








«Ogni volta che viaggio, viaggio intensamente. La stanchezza che riporto da un viaggio in treno da Cascais è quella che si può sentire quando si è attraversato, in quel poco tempo, i paesaggi di campagna e di città di quattro o cinque paesi. In ogni casa, in ogni baita, in ogni villetta isolata dipinta di bianco e di silenzio in cui passo, in un attimo immagino di vivere, all'inizio felice, poi annoiato, quindi stanco; e sento, dopo averle lasciate, che porto con me un'enorme nostalgia del tempo che ho vissuto lì. Così tutti i miei viaggi sono un doloroso e felice raccolto di grandi allegrie, di enormi tedi, di innumerevoli false nostalgie. Poi, passando davanti alle case, alle ville, alle baite, vivo dentro di me le vite di tutte le creature che vi abitano. Vivo tutte quelle vite domestiche allo stesso tempo. Sono il padre, la madre, i figli, i cugini, la domestica e il cugino della domestica, contemporaneamente e insieme, grazie a quella speciale attitudine che ho di sentire allo stesso tempo varie sensazioni diverse, di vivere contemporaneamente le vite di varie creature.»


F I N E

FONTI
Testi letterari di Fernando Pessoa e di Antonio Tabucchi

UN AMBASCIATORE PORTOGHESE IN ITALIA
Antonio Tabucchi (Pisa, 1943 – Lisbona, 2012), profondo conoscitore e traduttore in lingua italiana delle opere di Fernando Pessoa, non è stato soltanto un brillante divulgatore della letteratura lusitana del Novecento: l’intima frequentazione con l’opera del grande poeta portoghese ha inevitabilmente contaminato la sua stessa produzione di scrittore e ne ha permeato la biografia personale, al punto di risiedere ogni anno per metà in Toscana e per l’altra metà a Lisbona, condizione che lo ha reso nei fatti uno scrittore con doppio passaporto. Ciò gli ha permesso di scrivere alcuni dei suoi romanzi più celebri quali Sostiene Pereira (1994) e La testa perduta di Damasceno Monteiro (1997), che non sono soltanto ambientati completamente in Portogallo, ma che scaturiscono appieno dalla storia e dalla cultura dello stesso paese. Occorre ricordare inoltre che Requiem (1992) - romanzo fortemente onirico che contiene memorabili incontri personali con lo stesso fantasma di Pessoa – è stato scritto in portoghese e pubblicato a Lisbona, prima dell’edizione italiana. Già nel 1971 aveva dedicato un saggio alla poesia portoghese La parola interdetta. Poeti surrealisti portoghesi e curato, nel 1979, la raccolta di traduzioni italiane della poesia pessoana Una sola moltitudine. Nel 1987 ha pubblicato in portoghese Pessoana minima e nel 1990 Un baule pieno di gente, che raccoglie importanti saggi critici sul poeta degli eteronimi. Nel 1994, lo stesso anno di Sostiene Pereira, scrive infine la biografia immaginaria Gli ultimi tre giorni di Fernando Pessoa in cui, attorno al letto di morte del poeta febbricitante e in preda ad una sorta di delirio, si materializzano in visita i suoi eteronimi per prendere congedo da lui e per raccogliere le sue ultime volontà. Idealmente lo stesso Tabucchi sembra assurgere al ruolo di una delle molteplici personalità pessoane, capace di dialogare con esse per farsi ambasciatore delle loro istanze e della loro inesauribile plurivocità. Per espressa volontà dello scrittore le sue ceneri riposano al cimitero dos Prazeres di Lisbona a suggellare un rapporto non soltanto culturale, bensì spirituale e corporeo con la capitale portoghese. (Alberto Natale)
«Non crede che sia proprio questo che la letteratura deve fare, inquietare?»
Barbara Angiolini ᅳ Fine Art Prints