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Barbara Angiolini - All rights reserved

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EREDITÀ DELL'ARTE ANTICA

L'alba dell'uomo

L'Homo sapiens, che ancor oggi costituisce l'ultimo stadio dell'evoluzione biologica umana, si afferma sulla Terra all'incirca 40.000 anni fa. Fra tutti gli esseri viventi egli è l'unico a possedere un'intelligenza razionale e intuitiva, grazie alla quale impara a sopperire ai limiti impostigli dal proprio corpo, senza dubbio meno robusto e adattivo rispetto a quello di tutti gli altri primati. Da allora inizia quel lento cammino di sviluppo e di presa di coscienza che porterà l'uomo alle prime forme di aggregazione e di organizzazione sociali, al fine di difendere e affermare sé e il proprio gruppo di appartenenza.
A partire dal quarto millennio avanti Cristo, lo sviluppo e l'affermazione delle prime grandi civiltà storiche nell'area del Vicino Oriente compresa tra la valle del Nilo e il fiume Tigri, le ritualità di carattere magico e propiziatorio, proprie dell'uomo preistorico, cedono il passo a quelle più specificatamente religiose. Presso quei popoli, infatti, si svilupperanno le prime e più antiche forme di religione politeista, con la conseguente nascita di una complessa mitologia.

 

In Egitto si comincia anche a ritenere che l'essere umano possa sopravvivere alla morte perché dotato di tre componenti vitali una delle quali, il ka o forza vitale, legato all'esistenza fisica del corpo, che risiedeva nella statua del defunto o nella sua mummia.

 

Lo sviluppo, nel corso dei secoli, di una continua e diffusa attività edilizia porterà alla creazione in area vicino-orientale di insediamenti urbani sempre più vasti e articolati, che si arricchiranno progressivamente di muraglie, torri, costruzioni funerarie, templi, palazzi e giardini tra i più grandiosi mai costruiti dall'uomo.

 

Parallelamente anche il pensiero si affina in tutte le sue declinazioni. In Mesopotamia si raggiunge un altissimo livello nelle cognizioni tecniche e scientifiche, che riguardavano soprattutto lo studio dell'idraulica e della geometria. In Egitto grande importanza assumerà anche la medicina.
Allo sviluppo del pensiero si accompagna lo sviluppo di una lingua sempre più raffinata che possieda anche adeguati strumenti di scrittura: cuneiforme per i Mesopotamici e geroglifica per gli Egizi.

 

Lo sviluppo umano non ha mai potuto, fin dai suoi inizi, prescindere dalla continua ricerca di orizzonti che trascendessero la semplice realtà del quotidiano. E in tale contesto la produzione artistica (figurativa e architettonica) riveste un significato assolutamente primario e preminente, assumendo nel contempo sia la funzione simbolica di onorare le divinità celesti, sia quella concreta di mostrare la potenza e la ricchezza terrena di re, faraoni e grandi sacerdoti.

Necropoli di Gerico

Il fascino di Gerico, sito biblico, luogo di importanti eventi evangelici, fece sí che l’interesse dei viaggiatori e degli esploratori fosse sempre desto sin dai primi secoli dell’era cristiana. Tuttavia, l’esplorazione archeologica a Tell es-Sultan ebbe inizio solo nel 1868 a opera del capitano del Genio britannico Charles Warren, che ritenne il sito «non interessante», vista la pressoché completa assenza di reperti monumentali. Il primo a comprendere che si trattava di un vero tell fu John Bliss (1894). Ma Tell es-Sultan divenne un sito di riferimento nell’archeologia orientale grazie ai primi scavi sistematici condotti dalla missione austro-tedesca diretta da Ernst Sellin e Carl Watzinger tra il 1907 e il 1909. Ciononostante, l’ancora limitata conoscenza della ceramica indusse ad alcuni errori di datazione, a cui Watzinger pose rimedio, pubblicando un articolo del 1926, che rivedeva la sequenza di Gerico sulla base delle scoperte effettuate da William Foxwell Albright a Tell Beit Mirsim. L’esito principale della correzione cronologica di Watzinger fu la conclusione che al tempo in cui allora si collocava l’assedio di Giosuè descritto dalla Bibbia, Gerico non era altro che un campo di rovine.Dopo la prima guerra mondiale e l’inizio del protettorato britannico sulla Palestina, l’inglese John Garstang riprese le ricerche a Tell es-Sultan, dal 1930 al 1936. Gli scavi rivelano due importanti novità: l’esistenza di una vasta necropoli a nord del tell e la presenza di significativi strati neolitici nel sito. Garstang, tuttavia, continuò ad avvalorare una sequenza cronologica completamente errata, pur scavando amplissimi settori dell’insediamento sia sulla «Spring Hill» che nella Trincea nord-orientale. Una impostazione completamente nuova alla ricerca fu data dalla seconda missione inglese, diretta da Dame Kathleen M. Kenyon dal 1952 al 1958. Gli scavi della Kenyon rappresentano una pietra miliare nello sviluppo dell’archeologia moderna. Con un’équipe internazionale e interdisciplinare, la Kenyon sperimentò a Gerico in maniera sistematica il metodo dell’archeologia stratigrafica. Vennero cosí scavate tre profonde trincee, nelle pareti delle quali era possibile leggere nella sequenza degli strati l’intera storia del sito. Tuttavia, per la natura stessa di questo modo di procedere, nessuno dei monumenti incontrati nello scavo fu lasciato in piedi, eccetto la grande torre di pietra del Neolitico Aceramico A. La missione della Kenyon esplorò anche l’estesa necropoli che si trova a nord del Tell, scoprendo piú di quattrocento tombe con ricchi corredi di vasi e oggetti. Nel 1958 la Kenyon lasciò Gerico, per rivolgersi a Gerusalemme. Da allora il sito fu prima sotto la giurisdizione giordana, poi, dopo il 1967, sotto l’amministrazione israeliana, rimanendo pressoché abbandonato, se si eccettuano alcuni lavori di sistemazione dovuti allo sfruttamento per fini turistici, fino al 1994 quando fu istituito il Dipartimento delle Antichità dell’Autorità Nazionale Palestinese.Dal 1997 vi opera una missione archeologica dell’Università di Roma «La Sapienza» e dello stesso Dipartimento (MOTA DACH) diretto da Hamdan Taha.

(Lorenzo Nigro, Ritorno a Gerico)

Ricostruzione tomba P19 (Gerico, Palestina)

Età del Bronzo Antico IV periodo - British Museum, Londra

 

Questa tomba fu utilizzata per la sepoltura di sette individui, sei dei quali erano stati uccisi contemporaneamente, forse durante un'incursione o una faida. Gli scavi di Kathleen Kenyon tra il 1952 e il 1958 riportarono alla luce la città di Gerico e molte tombe nell'area a nord del tumulo. Si trattava di tombe a pozzo in cui una profonda e verticale dava accesso a una camera sepolcrale sottoterra. Le tombe dell'Età del Bronzo erano particolarmente impressionanti perché molte di esse, a causa di condizioni ambientali eccezionali, avevano conservato materiali organici, legno, vimini, pelle, tessuti e persino carne.

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