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La civiltà egizia nasce e si sviluppa lungo il Nilo, uno dei fiumi più lunghi del mondo, che per gli Egizi ha sempre rappresentato la principale fonte di vita e di ricchezza, oltre che la migliore e più rapida via di comunicazione. Questa civiltà, di cui sembra di conoscere molto grazie alla gran quantità di reperti sparsi in tutti i musei del mondo e alla grandiosità della sue architetture, pare invece destinata a riservare ancora grandi sorprese. Sono infatti oltre tremila i siti, ignoti persino alle fonti, da riportare ancora alla luce e la cui presenza sotto la sabbia del deserto è stata rivelata grazie all'esplorazione satellitare effettuata con fotografie all'infrarosso.
La storia egizia è scandita in base alle trentuno dinastie di faraoni e la sua arte costituisce uno dei fenomeni più straordinari e irripetibili di tutta la storia dell'uomo. Per circa tre millenni, infatti, essa ha saputo conservare caratteristiche proprie, autonome e ben riconoscibili, rimanendo sostanzialmente uguale a se stessa e quasi indifferente a qualsiasi influsso esterno.
L'arte egizia presenta caratteri e finalità essenzialmente religiosi. Architettura, pittura e scultura, infatti, sono sempre finalizzate a onorare gli dei o il faraone (ritenuto anch'egli di natura divina), nella consapevolezza che solo in questo modo sarebbe stato possibile conseguire l'immortalità dopo la vita terrena.
Questa famosa lastra di basalto nero si trova all'estremità meridionale della galleria egizia del British Museum. Per poterla ammirare bisogna munirsi di pazienza perché costantemente circondata da visitatori, ma ne vale la pena. Fu scoperta nell’agosto del 1799 da un ufficiale e ingegnere francese, Pierre-François Bouchard, nel corso della Campagna d’Egitto guidata da Napoleone Bonaparte. Poiché la pietra fu ritrovata presso la città di El Rashid (Rosetta), sul Nilo, venne chiamata Stele di Rosetta. La pietra riporta un'iscrizione divisa in tre registri, per tre differenti grafie: geroglifici, demotico e greco antico. È un reperto storico di enorme e fondamentale importanza poiché rappresentò la chiave di comprensione dei geroglifici grazie alla parte scritta in greco antico e senza la quale, forse, non avremmo mai scoperto come leggerli e quindi conoscere la civiltà egizia. Il contenuto della stele non è altro che un decreto tolemaico dedicato al faraone Tolomeo V Epifane e riporta tutti i benefici resi al Paese dal faraone, le tasse da lui cancellate, la decisione dei sacerdoti di erigere in tutti i templi d'Egitto una statua in suo onore e di promuovere numerosi festeggiamenti, la decisione che il decreto venisse pubblicato sulla stele nella scrittura delle "parole degli dei" (geroglifici), nella scrittura del popolo (demotico) e in greco.


IL BUSTO COLOSSALE DEL FARAONE RAMSES II
Scultura egiziana in granito, 19° dinastia, 1270 a.C.
Nella sala principale delle sculture egiziane si trova un gigantesco torso del grande faraone Ramses II. Proviene da Tebe in Egitto ed è stata realizzata nel 1270 a.C. dal faraone per uno dei suoi templi. Fu rimosso dall'Egitto e portato a Londra intorno al 1816 e da allora ha entusiasmato i visitatori. Questa è la parte superiore di una statua seduta, una della coppia allestita nel tempio funerario del re. Il granito è naturalmente di due colori, uno è stato volutamente lavorato per fare una distinzione tra testa e corpo. La statua pesa circa 7 tonnellate ed è stata purtroppo danneggiata. Il buco nel petto, che apparve prima del 1817, potrebbe essere stato fatto nel corso di una spedizione napoleonica, nel tentativo di rimuovere la statua. È una delle più maestose del British Museum e deve essere vista dal vivo per poterne apprezzare appieno bellezza e grandezza.

Il British Museum di Londra è ovviamente noto anche per la sua fantastica collezione di mummie. Questa è un'altra area molto popolare sempre gremita di visitatori e quindi difficile da fotografare. All'interno di questa affascinante galleria si trova un’ampia varietà di sarcofagi e alcuni fantastici esempi di mummificazione con stupefacenti decorazioni utilizzate per commemorare e illustrare la persona contenuta nella bara; si vedono gatti e uccelli mummificati che all'epoca erano venerati come dei.















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