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(Torano, Carrara 1789 – Roma 1869)
Formatosi a Carrara, dal 1813 a Roma, si perfezionò con Antonio Canova e Bertel Thorvaldsen, di cui fu allievo prediletto e collaboratore. Dal 1825 fu membro e professore dell'Accademia di San Luca, poi presidente. Tra i firmatarî del manifesto del purismo (1843), si volse poi al naturalismo. Famoso per la sua perizia tecnica, scolpì numerose figure e gruppi mitologici (Psiche abbandonata, Firenze, Galleria nazionale d'arte moderna), ritratti e statue celebrative (S. Bolívar, per Bogotá e per Caracas; Pellegrino Rossi, a Carrara e alla Galleria nazionale d'arte moderna di Roma), gruppi e statue sacre (Deposizione nella cappella Torlonia in San Giovanni in Laterano, statue di s. Alfonso Maria de' Liguori in San Pietro, di San Benedetto in San Paolo a Roma, ecc.), monumenti funebri (a Pio VIII in San Pietro a Roma, ecc.). La sua ricca gipsoteca è conservata nel Museo di Roma.
scultura marmo ca 1844
Al carrarese Pietro Tenerani, tra i più importanti scultori attivi nella capitale pontificia, furono commissionate dal principe Alessandro Torlonia le statue di due divinità legate al fuoco: Vesta e Vulcano. Oreste Raggi, nella sua biografia dell'artista, afferma che il contratto fu stabilito nell'aprile del 1842 e che la consegna delle due opere era prevista per il mese di giugno dell'anno successivo. Tenerani godeva del favore dei Torlonia, dal momento che si rivolsero a lui anche in altre occasioni, affidandogli nel 1843 l'esecuzione del Monumento di Anna Maria Torlonia, assieme alla Deposizione, per la cappella di famiglia in San Giovanni in Laterano. Per la statua di Vulcano, Tenerani aveva potuto ispirarsi ad opere quali l'Asclepio giovane del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, del quale riprende la morfologia del volto e la posa della figura. Anche il Giove di Otricoli (ora ai Musei Vaticani), per la virtuosistica resa della chioma, e l'Ercole Farnese (Napoli, Museo Archeologico Nazionale), per risolvere il peso del corpo gravante sulla stampella, potevano aver influenzato lo scultore carrarese. Il modello in gesso dell'opera si conserva presso il Museo di Roma a Palazzo Braschi.
GALLERIA NAZIONALE DI ARTE MODERNA Palazzo delle Belle Arti, Roma




Il tema è tratto dalla favola mitologica dello scrittore latino Apuleio (II sec. d. C.) e narra la storia di Amore e Psiche. Il figlio di Venere, innamorato della bellissima fanciulla Psiche, nonostante l’avversione della madre, decise di rapirla e condurla nel suo palazzo. Amore ogni notte le faceva visita, a patto che ogni incontro si svolgesse al buio. Ma Psiche, curiosa di vedere l’aspetto del giovane amante, approfittando del suo sonno, ne illuminò il viso. Amore si svegliò e, infuriato per il tradimento, abbandonò la fanciulla.
Trasposizione in marmo dell’originale in gesso del 1817, oggi conservato al Museo di Palazzo Braschi a Roma, Psiche abbandonata è una delle sculture più celebri del Neoclassicismo in Italia. Acquistata da Carlotta Medici Lenzoni ed esposta nel palazzo di famiglia nel quartiere fiorentino di Santa Croce, fu ammirata da artisti e letterati della cerchia romantica, primo fra tutti il celebre poeta Giacomo Leopardi. Fu replicata molte volte per committenti italiani e stranieri, apprezzata non solo per il colto riferimento alla classicità, ma anche per la mirabile trattazione del marmo che riproduce la morbidezza dell’epidermide e la sorprendente trasparenza delle ali, trattate come fossero cera.
Fu proprio con la realizzazione della Psiche, esposta in Campidoglio nel 1819, che Pietro Tenerani conseguì il primo successo di pubblico, superando l’austerità neoclassica con un linguaggio attento alla resa di verità naturali e sentimentali. Dopo un primo apprendistato presso l’Accademia di Carrara, nel 1814 a Roma era entrato in contatto con lo scultore danese Berthel Thorvaldsen, di cui divenne aiutante nell’atelier di Piazza Barberini.




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