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Pittore, scultore, architetto, anche scenografo e commediografo, Gian Lorenzo Bernini è un artista poliedrico alla ricerca della spettacolarità, della bellezza e dell'equilibrio.
Di formazione romana incarna la figura a tutto campo della cultura barocca. La sua vena teatrale, in sintonia con le tendenze dell'epoca, si riconosce in tutte le sue opere, soprattutto nelle sculture. Come architetto, oltre al celebre loggiato di San Pietro, Bernini è autore di molti importanti progetti per chiese e palazzi romani, fontane e perfino di statue e nuove arcate per il famoso ponte Sant'Angelo a Roma.
Autoritratto in età matura (nella vecchia banconota da L.50.000)
Olio su tela, cm 53x43
Scatto dalla Galleria Borghese, Roma
Giove e un piccolo fauno allattati dalla capra Amalthea è una scultura alta 45 cm. attribuita a Gian Lorenzo Bernini, da Roberto Longhi nel 1926. È la prima opera del Bernini, quasi una contraffazione di un reperto archeologico. Secondo alcune fonti l'artista, assistito dal padre, cominciò a eseguire le prime sculture già verso i dieci anni di età e questa, per alcune incertezze come il modo grossolano di rappresentare i capelli, sembra un'opera di una mano incerta ma che già mostra le doti che lo renderanno celebre. Per lo stile che imita la vivacità e il naturalismo dell'arte ellenistica, la scultura fu anche ritenuta un originale antico ed è considerata da molti la prima opera in assoluto di Bernini, databile entro il 1615.
Roma, Galleria Borghese

Questo gruppo scultoreo, a differenza delle altre sculture, ha ancora alcune gracilità formali, alcune minuzie forse dovute all'intervento di Pietro Bernini e palesa anche non marginali richiami a un simile episodio raffigurato da Raffaello nell'Incendio di Borgo in Vaticano e al Cristo risorto di Michelangelo.
Roma, Galleria Borghese

L'Ermafrodito dormiente è una scultura in marmo raffigurante il personaggio della mitologia greca Ermafrodito, figlio di Ermes e Afrodite, a grandezza naturale. Ne esistono numerosi esemplari antichi e copie moderne; la più celebre è quella del Louvre, in cui la statua giace su un materasso appositamente scolpito da Gian Lorenzo Bernini. Una copia romana del II secolo d.C., rinvenuta nel 1609 durante gli scavi per la costruzione della chiesa di Santa Maria della Vittoria, fu restaurata nel 1620 da Gian Lorenzo Bernini che trasformò il naturale appoggio marmoreo in un materasso sul quale la figura era mollemente adagiata. Il giovanissimo Bernini, scultore allora pupillo del Borghese, ricevette 60 scudi per creare il letto di marmo.
Parigi, Museo del Louvre

Il Ratto di Proserpina era stato donato nel 1623 al cardinale Ludovico Ludovisi, nipote del nuovo papa Gregorio XV, ed è tornato nella Galleria Borghese agli inizi di questo secolo. Gian Lorenzo Bernini in quest'opera rappresenta un momento dell'episodio mitologico tratto da un passo delle Metamorfosi di Ovidio. Plutone, re degli inferi, rapisce la giovane Proserpina, dea romana della fertilità e figlia di Giove e Cerere. Si è invaghito di lei e vuole portarla con sé nell'oltretomba. Proserpina lotta inutilmente per sottrarsi alla furia erotica di Plutone spingendo la mano sinistra sul volto del dio, il quale, invece, la trattiene con forza, affondando letteralmente con molto realismo le sue dita nella coscia e nel fianco della donna. Con questo dettaglio, attraverso cui Bernini ha reso con notevole verosimiglianza la morbidezza della carne di Proserpina, lo scultore ha dimostrato il suo stupefacente virtuosismo. Il braccio teso e la mano della fanciulla con le dita aperte, quasi a indicare tensione e angoscia, sono un esercizio di stile riconoscibile in altre opere dello scultore.
Roma, Galleria Borghese


Apollo e Dafne fu l'ultima di quella serie di commissioni che il cardinale Scipione Caffarelli-Borghese rivolse allo scultore Gian Lorenzo Bernini, all'epoca poco più che ventenne. L'esecuzione del gruppo scultoreo fu iniziata nell'agosto del 1622 ed ebbe termine nel 1625. La scena di quest'opera, tratta dalle Metamorfosi di Ovidio, rappresenta fedelmente il momento della trasformazione della ninfa in albero di alloro.










Il David introduce il dinamismo che anima la pietra e la rende viva fina a farla palpitare. E' una allegoria della virtù eroica anziché una vera e propria illustrazione dell'episodio biblico. L'aneddotica del tempo riporta che il volto del David costituirebbe in realtà un autoritratto del Bernini, che avrebbe fissato le proprie fattezze nel marmo guardando alla propria immagine riflessa in uno specchio, provvidenzialmente retto da Maffeo Barberini, futuro committente dell'artista.
Roma, Galleria Borghese

La fontana fu commissionata all'architetto Pietro Bernini (1562-1629), padre del più celebre Gian Lorenzo, con il quale non è da escludere vi sia stata una collaborazione. Pietro Bernini progettò una fontana assolutamente nuova rispetto alle opere realizzate a Roma alla fine del XVI secolo; si ispirò infatti a una barca, ideando un’opera più scultorea che architettonica. La singolare vasca a forma di imbarcazione raccoglie l’acqua che fuoriesce da due grandi soli - collocati internamente allo scafo a prua e a poppa - e quella che zampilla da un piccolo catino centrale. L’acqua straripante dai fianchi della barca, aperti in modo da offrire l’impressione che stia affondando, viene raccolta da un bacino sottostante nel quale confluiscono anche i getti provenienti da bocche di finte cannoniere poste all’esterno della prua e della poppa, ai lati dei grandi stemmi papali caratterizzati dalle api, simbolo della famiglia Barberini.
Roma, Piazza di Spagna


Statua onoraria di papa Urbano VIII Barberini ideata apportando alcune significative modifiche al modello della statua in bronzo realizzata per il monumento funebre nella basilica di San Pietro in Vaticano.
Roma, Musei Capitolini

Fu costruita come "mostra" dell'Acqua Felice, che Urbano VIII aveva fatto condurre fin presso il palazzo alle Quattro Fontane. ll tema mitologico è trasformato in emblema araldico dei Barberini.
Roma, Piazza Barberini



Medusa, ispirata all'omonimo personaggio mitologico nel momento transitorio della metamorfosi di Ovidio, è una raffinata metafora barocca sulla virtù dello scultore che ha il potere di lasciare impietrito dallo stupore chi ammira la straordinaria abilità del suo scalpello. La si può ammirare nel Palazzo dei Conservatori dei Musei Capitolini.

Non so se mi scolpì scarpel mortale,
o specchiando me stessa in chiaro vetro
la propria vista mia mi fece tale "
(Giovan Battista Marino)

Papa Innocenzo X incaricò Gian Lorenzo Bernini di rinnovare questa fontana cinquecentesca con ampliamento e rimozione dei gradini e della cancellata che le era stata costruita attorno. Secondo una versione tradizionale, Bernini si sarebbe ispirato per il volto del Moro alla statua di Pasquino, e questa circostanza potrebbe giustificare una sorta di dispetto fatto al papa dato che le statue parlanti, e Pasquino in particolare, al cui collo mani ignote appendevano versetti satirici e feroci critiche alla classe dirigente, erano all'epoca una grossa preoccupazione per i nobili e il clero in generale. La scultura del Moro (un Etiope in lotta con un delfino) fu anche opera dello scultore Giovanni Antonio Mari di Roma, su bozzetto del Bernini.
Roma, Piazza Navona








L'idea originaria era un gruppo raffigurante l’allegoria della Verità svelata dal Tempo, ma non fu mai portato a termine. Alla morte di Gian Lorenzo Bernini il grande blocco di marmo destinato alla realizzazione del Tempo in volo, rivelatore della Verità, fu venduto dagli eredi. La fanciulla, seduta su un masso roccioso, tiene nella mano destra il sole e poggia la gamba sinistra sul globo terrestre. Del gruppo scultoreo sono noti numerosi disegni autografi; nella figura della Verità si possono riconoscere dei legami con l’incompiuta Allegoria della Virtù di Correggio (Antonio Allegri) conservata presso la Galleria Doria Pamphilj di Roma.
Roma, Galleria Borghese

La Fontana dei Quattro Fiumi fu ideata e plasmata dal Bernini su commissione di Papa Innocenzo X, in piena epoca barocca, durante il suo periodo più fecondo. Realizza lo straordinario supporto alla copia romana di un obelisco Egizio, proveniente dal Circo di Massenzio. Opera di architettura, oltre che di scultura, la fontana mette in mostra un vero e proprio artificio barocco, nell'appoggio dell'obelisco sul vuoto. Quattro colossali figure, sedute in pose contrastanti, impersonano i grandi fiumi dei quattro continenti: il Nilo, il Río de la Plata, il Danubio e il Gange.
La tradizione, che vuole il Bernini rivale al contemporaneo Borromini, ha costruito la leggenda per la quale il personaggio che nella fontana impersona il Rio della Plata alzerebbe la mano verso la prospiciente chiesa di Sant'Agnese in segno di difesa. Questa rimane tuttavia solo una leggenda in quanto la costruzione della chiesa di Sant'Agnese in Agone iniziò solo dopo, nel 1652. Si dice che Bernini, per ottenere la commissione della realizzazione della fontana da Innocenzo X, regalò un modello in argento dell'opera, alto un metro e mezzo, alla cognata del papa donna Olimpia Maidalchini la quale, particolarmente avida, convinse il pontefice a concedere il lavoro appunto al Bernini che, così facendo, spiazzò la concorrenza di Borromini. Era nota l'influenza che la potente cognata esercitava sul papa, e il dono fu una mossa astuta che ottenne il risultato voluto. L'evidente metafora della grazia divina che si effonde sui quattro continenti conosciuti ha poi sicuramente contribuito a favore del pontefice. L'episodio sembra essere stato alla base della proverbiale rivalità tra i due architetti.
Roma, Piazza Navona























Nello studio di Filippo IV nell'Alcazar di Madrid si trovava, dal 1668, una piccola riproduzione della Fontana dei quattro fiumi. La fontana - parte di una delle trasformazioni barocche di maggiore entità dello scenario urbano romano - vincolava simbolicamente il governo del pontefice a un periodo di pace in Europa. Il bronzo riproduce uno dei primi stati dell'opera originale. Venne completato dalle armi di Filippo IV al posto di quelle del papa, e potrebbe essere stato regalato al monarca per celebrare la firma della Pace dei Pirenei nel 1659.
Madrid, Palazzo Reale - Collezione dei Reali di Spagna


Il Colonnato di Piazza San Pietro è un esempio spettacolare di architettura barocca. Fu commissionato da Papa Alessandro VII nel 1657 ed è costituito da 284 colonne doriche e 88 pilastri che sorreggono l'architrave. Con questo progetto, Gian Lorenzo Bernini ha voluto ottenere un effetto scenografico che conduce gradualmente a scoprire con meraviglia la vastità della piazza e l'immensità della Basilica.

La Chiesa fu costruita su progetto di Gian Lorenzo Bernini grazie alla commissione del papa Alessandro VII e del cardinale Camillo Pamphili, nipote di papa Innocenzo X. Essa venne eretta in corrispondenza di un'analoga chiesa sempre intitolata a S. Andrea a Montecavallo e già chiesa del noviziato dei Gesuiti nel corso della seconda metà del Cinquecento, che era stata edificata su indicazione del Preposito generale Francesco Borgia.



















Le due statue, Angelo con la corona di spine (a sinistra) e Angelo col cartiglio (a destra), furono commissionati al Bernini nel 1667 da Papa Clemente IX per decorare Ponte Sant'Angelo. In seguito le considerò troppo preziose per essere esposte alle intemperie, così sul ponte fece installare delle copie. Le opere originali restarono all'interno di palazzo Bernini fino al 1729, quando furono donati e trasferiti in questa chiesa.

Barbara Angiolini ᅳ Fine Art Prints